‘Un’offerta razionale e settoriale, integrata dalla didattica digitale in un contesto di grandi Campus moderni tematici: questa l’Università del futuro del centro-Italia secondo Giancarlo Trapanese – ‘La comunicazione? E’ cambiata, vincerà quella interattiva’

Conversare’ su ‘cuoreeconomico’ con Giancarlo Trapanese è sempre molto stimolante.

Siamo partiti dall’attualità della pandemia per arrivare ad analizzare come sta cambiando la comunicazione e infine della formazione universitaria. Temi che stanno molto a cuore allo scrittore, giornalista Rai, ora Responsabile del TGR dell’Umbria e soprattutto all’uomo del ‘territorio’.

Marchigiano, trapiantato in Umbria, rappresenta quel modello di professionista che è sensibile ai mutamenti della società, perché li osserva e li analizza in profondità. La sua ultima fatica letteraria è il romanzo, ‘Obsolescente’, ambientato fra l’Umbria e il lontano Oriente.

Trapanese, la politica appare disorientata nel prendere le giuste decisioni e nei tempi adeguati. La popolazione italiana sembra, invece, aver reagito e obbedito quasi militarmente ai DPCM riguardo le limitazioni sulle libertà. La comunicazione in questi 100 giorni è stata monopolizzata da un unico argomento. Come se ne esce, secondo la sua esperienza di giornalista, da questo fattore ‘monotematico’?

 ‘La questione è interessante ma probabilmente è posta “fuori tempo massimo” e mi spiego. La lunga emergenza Covid ha evidenziato a mio avviso la profonda trasformazione in parte in atto, in parte già avvenuta, dei conosciuti principi di comunicazione. Il ‘900 è stato il secolo del trionfo della comunicazione da “punto trasmittente a molti riceventi” con la grande diffusione dei quotidiani prima, la radio poi, la televisione, internet ed i social alla fine. Il broadcasting, la “semina ampia” delle notizie che partivano da un punto unico trasmittente e arrivavano a tanti riceventi è stato il pilastro, la trave portante dell’informazione del secolo scorso. Flusso informativo da “ acquistare “ – comprando il giornale, una radio, una tv, con un abbonamento e così via – e commisurare alla propria capacità di recepire il messaggio nel codice desiderato. Codice che era la lingua parlata, le immagini esplicative, la musica. Un codice valido e variegato per singoli gruppi sociali e spesso esposto alla “decodifica aberrante” – come la definiva Umberto Eco – cioè alla possibilità che il singolo ricevente avesse una decodifica errata del messaggio iniziale mal interpretandolo e non potendo poi interagire con la fonte per verificarlo. La mono-tematicità della fase attuale è stata invece dettata dalla profonda modifica del concetto di informazione del secolo scorso.

Ora social, app, accessi al sapere comune e alle opinioni correnti, spesso erroneamente assunte come verità acquisite, la stessa interattività sempre più presente nei canali tradizionali informativi, hanno imposto un menù a senso unico per dare risposte alle tante domande ed ansie di quelli che erano una volta solo riceventi ma che sono diventati anche trasmittenti e condizionatori delle scelte e degli argomenti. Una fase alla quale la vecchia struttura di giornali e radio-televisioni o giornali-web – che ricalcano stereotipi superati come gli attuali cartacei -) si è dimostrata impreparata relegando il ruolo del giornalista e del mezzo a verifica e controllore del flusso di notizie che partiva da altra fonte. E’ stato questo rovesciamento di ruoli a creare la mono-tematicità a cui faceva riferimento la domanda.

Se ne esce con una profonda rivoluzione concettuale ed una radicale trasformazione del metodo informatico, tanto profonda da dubitare che in assenza di editori puri – come purtroppo in Italia abbiamo, cioè editori che scelgono di esserlo per business, per lavoro e non per secondi fini – si possa realizzare. Oggi proponiamo ancora giornali e telegiornali – e pagine web – che ricalcano impostazioni di 50 anni fa. Partendo dal presupposto che siano ancora quelli i trasmittenti “ da punto a molti” presupponendo ancora che sia la gente ad andare alla notizia. Ma oggi il flusso va invertito, reso più agevole, ristudiato il ruolo di un cartaceo altrimenti destinato alla scomparsa, e transitare per app che studino un sistema di comunicazione inverso. Solo così, con una interattività attenta e forte ma non condizionante, si potrà uscire dalla logica “do alla gente quello che vuole perché così vendo più copie” che è quello che da oltre un secolo ha condizionato tutte le scelte’.

Questa è stata la prima pandemia sulla ‘rete’. Secondo lei ha contribuito a tranquillizzare la popolazione e gli imprenditori oppure è stato fattore di disturbo?

‘La rete ha mostrato in questo periodo nel quale, stando in molti a casa, ha avuto tantissimi frequentatori neofiti, pregi e difetti, limiti forti e risorse immense ma è chiaro che l’istinto umano più forte sia la paura. Se non riesco a filtrare le reazioni e a dare risposte certe, la rete si rivela uno straordinario moltiplicatore di paure, un po’ come la leggenda racconta sia avvenuto – ma pare che sia stata molto montata – con la famosa invasione degli extraterrestri dello sceneggiato radiofonico di Orson Wells nella “Guerra dei mondi” del 1938 con messaggi presi per vera cronaca e capaci di scatenare panico collettivo.

La rete lasciata a se stessa ha contribuito a porre questioni, a sondare umori, ma anche ha creato considerevoli danni mostrando i limiti di un approccio culturale non preparato, di una ignoranza di base dei principi che devono essere affrontati in fase formativa comprendendo le profonde mutazioni educative di questa nuova fase’.

Un tema che ci sta particolarmente a cuore è la formazione, specialmente quella universitaria. Umbria e Marche, insieme alla bassa toscana con Siena e l’alto Lazio con Viterbo rappresentano circa 100.000 studenti e 4.000 docenti. Contiamo 9 atenei: Perugia, Perugia Stranieri, Ancona, Camerino, Urbino, Macerata, Viterbo, Siena e Siena Stranieri, molto ravvicinati ma spesso con sovrapposizioni di corsi. Da più parti, anche a causa del Covid19, si sollecita una ‘visione’ nuova nelle frontiere della formazione universitaria che possa prendere in considerazione anche il ‘digitale’ che offre evidentemente opportunità formative anche di docenze internazionali e la creazione di un CAMPUS UNIVERSITARIO DIFFUSO che possa evitare lo spopolamento giovanile in questi territori. Quale la sua opinione al riguardo?

La pandemia ci consegna a mio avviso due nuove certezze: l’esigenza di ristrutturare totalmente l’offerta formativa e di ripensarne il modello. La didattica telematica ha mostrato una delle soluzioni che possono essere assunte ma seguirla come “stella cometa” sarebbe un imperdonabile errore per l’intera umanità. E’ un metodo, una specifica opportunità che in alcune materie e settori specifici, può assolutamente – anzi deve – integrare ma non sostituire la didattica frontale. Rischieremmo di perdere insegnamenti preziosi per la vita che non sono quelli della materia ma che consentono allo studente di acquisire apertura mentale, predisposizione al nuovo, culturale generale e preparazione alla vita che non è fatta solo di conoscenza tecnica perfetta dell’esistente. Dunque una offerta didattica informatica integrativa nel futuro, e quindi alla portata di molti ma dovrà essere inserita in un contesto che punti dal superamento di campanilismi e particolarismi storici che sono testimonianze importanti del passato ma che non rispondono più alle esigenze future.

Per fare un esempio: avere tre atenei di giurisprudenza in un raggio di meno di 100 chilometri è una follia al giorno d’oggi che non può più essere giustificata dall’attaccamento alla secolare e superata storia di ciascuno. Un’offerta razionale e settoriale, integrata dalla didattica digitale in un contesto di grandi campus moderni tematici che possano riassumere le risorse storiche e tradizionali di due regioni importanti come Marche-Umbria – ed in parte persino Lazio e Toscana –  ma con un progetto mirato alle esigenze future e non alla conservazione di privilegi del passato ormai vuoti di prospettive economiche, è l’unica prospettiva credibile che intravedo. E tra queste indispensabile proprio una rivoluzione concettuale nel sistema di preparazione, a livello universitario, dei comunicatori di domani – cosa che oggi proprio non esiste.’