Spread: in un mese passa da 239 a 150

Crisi di Governo, Europa e Conte Bis: cala il differenziale
A colloquio con Antonello Marcucci (UmbraGroup), Alberto Re
(Banco Desio e della Brianza) e Andrea Cardoni (UniPg)

Perugia – ‘Osservando il grafico mensile dell’andamento dello spread in Italia – provoca Giovanni Giorgetti Ceo di ESG89 Group – verrebbe da pensare che in Italia in poco meno di un mese, siano cambiati completamente gli scenari economici e programmatici, che il Pil stia progressivamente crescendo e che la disoccupazione non rappresenti più una preoccupazione.
E invece niente di tutto questo! Anzi, l’Italia e l’Europa stanno confermando la fase di stagnazione e non si sono ancora palesate le prossime misure della manovra finanziaria del nascituro Governo Conte 2’.

                                                                   Giovanni Giorgetti, ESG89 Group

E allora quali sono i motivi di questa repentina contrazione? Lo abbiamo chiesto ad Antonello Marcucci, presidente di UmbraGroup, ad Alberto Re della direzione finanza di Banco Desio e ad Andrea Cardoni dell’Università di Perugia.

‘L’attuale contesto globale ed europeo – commenta Marcucci – presenta alcuni rischi al ribasso per la crescita economica italiana, date l’interconnessione della produzione interna con la catena di produzione. È probabile che questi rischi derivino da una possibile debolezza in Germania (secondo trimestre negativo) e dall’incertezza relativa ai rischi geopolitici e alle controversie commerciali (vedasi dazi), che potrebbero potenzialmente influire negativamente sulla produzione del nostro paese. L’Italia continuerà a beneficiare del calo dei tassi di interesse nella Zona Euro e della politica monetaria eccezionalmente accomodante della BCE.
Ci si attende un ulteriore taglio dei tassi di interesse della BCE e dell’annuncio di un nuovo importante programma di acquisti di attività a settembre. Nel breve termine, in un contesto di bassi tassi di interesse, gli investitori proseguiranno la ricerca di rendimento e ciò dovrebbe limitare la pressione del mercato.
Tuttavia, nel medio termine, l’Italia dovrà affrontare una vera sfida. In assenza di riforme strutturali per aumentare il suo potenziale di crescita, il debito pubblico non sarà sostenibile (il rapporto debito pubblico/PIL continuerebbe ad aumentare). Detto questo, va notato che in un contesto di tassi di interesse strutturalmente più bassi, sarà più facile per tutti i paesi della UE stabilizzare il loro rapporto debito/ PIL. Nel medio periodo anche in considerazione dell’andamento del differenziale tra BTP/Bund non si prevede un rialzo dei tassi di interesse, elemento di grande riflessione per le imprese al fine di programmare nuovi investimenti’.

                                                                Antonello Marcucci, UmbraGroup

 

‘Il calo dello spread di questi giorni è stato importante e significativo – sostiene Alberto Re – . La situazione dei titoli governativi in Europa è stata condizionata da un progressivo calo dei rendimenti dei bond, addirittura negativi in paesi come la Germania, l’Olanda e la Francia. Lo scenario futuro ritengo possa essere questo: è ragionevole pensare che soprattutto se le manovre del governo saranno prese con il favore dell’Europa, a mio avviso lo spread potrebbe ulteriormente ridursi con effetti benefici sul bilancio dello stato italiano e aprire così spazi a manovre a sostegno dell’economia reale e sulle aziende’.

                                                           Alberto Re, Direttore Finanza Banco Desio

‘Il recente andamento dello spread – sostiene Andrea Cardoni – rappresenta un fatto sicuramente positivo dal punto di vista tecnico: un effetto immediato sarà sui patrimoni delle banche che detengono titoli di stato nei loro portafogli.
Tale effetto alleggerirà la pressione sui coefficienti di vigilanza e potenzialmente darà maggiore slancio alla capacità di erogazione del credito. Sul piano strategico, tuttavia, un tale andamento desta quanto meno perplessità perché appare svincolato dall’andamento dei fondamentali e dai presupposti incerti, complessi e imprevedibili con cui è nato il nuovo governo. Viene ancora una volta il dubbio che non sia l’economia a condizionare la politica, come spesso ci si lamenta, ma esattamente il contrario’.

Andrea Cardoni, Università di Perugia

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