Smart work: i pro e i contro – Il grido d’allarme di una Pmi

Gioacchini:’Caro Governo, sostenere le imprese è altra cosa!’

Si dà spesso per scontato che lavorare all’esterno dell’azienda sia sicuro come lavorare in ufficio, ma è bene verificare alcuni aspetti che dimostrano esattamente il contrario.

Le aziende più “strutturate” che hanno già adottato un regime di smart working, hanno strumenti per rispondere pienamente a tutte le necessità di questa modalità lavorativa. Molte altre aziende, invece, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, hanno sperimentato il ricorso all’attività lavorativa in remoto in casi sporadici e non l’hanno pertanto mai regolamentata.
I più stanno, quindi, spingendo i dipendenti all’attività in smart working senza avere idea di come affrontare in modo serio la questione, mettendo di fatto a rischio i dati aziendali.

Roberta Gioacchini, Mollificio Mazzoni

Su questo argomento divenuto di attualità anche a seguito del progressivo crescere della pandemia del Covid-19 che ci sta costringendo a non poter condividere molti spazi lavorativi, abbiamo ricevuto la nota dell’imprenditrice Roberta Gioacchini del Mollificio Mazzoni con sede nelle Marche, regione colpita gravemente dalla pandemia, che vede con una certa difficoltà applicare in tempi brevi e senza un supporto finanziario e formativo adeguato queste modalità di lavoro.

‘Con la continua produzione di provvedimenti a causa dei recenti accadimenti – sottolinea Gioacchini – che hanno immobilizzato la nazione si è pensato almeno per un momento al disagio provocato alle aziende vietando loro in modo tassativo la presenza di lavoratori negli uffici e proponendo il modello “smart working”?

Si poteva evitare ulteriori stress, ansie e gravami economici per le imprese usando il buonsenso?
Già solo attivare queste nuove modalità ha comportato e comporta la totale esposizione a rischi enormi con espertissimi hacker sempre in agguato per sottrarre dati e chiederne il riscatto per decriptarli.
Nella migliore delle ipotesi questo porta all’inevitabile perdita di dati importanti in quanto non tutti questi virus vengono bloccati dai sistemi di sicurezza, neanche dai più recenti.

A ciò si aggiunga, presumibilmente, la violazione della vigente normativa sulla privacy chiedendo alle aziende di applicare lo ‘Smart work’.
Gli impiegati lavorano dalle proprie abitazioni esponendo dati sensibili alla eventuale e possibile presenza di persone estranee al team aziendale.

E tutto per cosa?

Perché #iorestoacasa ma devo organizzami per continuare a sostenere gli impegni con fisco e banche per evitare ripercussioni future.
E quindi mi chiedo siamo sicuri che #andratuttobene?

Sostenere le imprese, le partite Iva e ogni altra realtà imprenditoriale – termina Roberta Gioacchini – è cosa seria, questione di vita per molte famiglie italiane e credo sia a questo punto doveroso riempire le pagine di quel libro chiamato DL che a tutt’oggi ha una copertina e una prefazione prolissa e allusiva ma è vuoto di sostanza.
Mi chiedo: se ci avessero chiesto di rimanere a casa fin da subito senza tentare inutilmente di non bloccare le entrate economiche e creare una sorta di “zona franca” ci sarebbero state tutte queste problematiche?

Ci resta solo da attendere ed augurarci il meglio anche se è ancora impossibile solo presumere quando terminerà questo stato di emergenza’.

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