Saper fare e saper creare: gli ingredienti dello sviluppo economico

Montefalco-Carapace

Amenity values ago della bilancia dello sviluppo economico, ma che altro serve?

Gli amenity values sono quei fattori non strettamente economici che comprendono il capitale intangibile, come conoscenza, saperi diffusi, qualità della vita.

La piacevolezza di vivere e lavorare in un territorio è determinata anche dal tipo di sviluppo economico e industriale, dalla densità di popolazione, dalla presenza o dall’assenza di metropoli, dalle infrastrutture.

Genius loci e fattori economici concorrono ad attirare sul territorio risorse umane, capitali e attività produttive; se vengono mantenuti nel lungo periodo tale territorio può dirsi attrattivo.

Caratteristiche economiche e socioculturali non possono però essere considerate singolarmente, bensì è necessario guardare all’insieme e creare un sistema, una sinergia.

Per questo motivo saper creare un territorio attrattivo per i suoi amenity values non può contrapporsi  né sostituirsi al saper fare della sua realtà economica e imprenditoriale.

Il know how nasce e si innesta ancor meglio in territori ricchi di cultura, conoscenza diffusa, qualità della vita; saper creare e saper fare sono quindi strettamente correlati, complementari e volti ad un concreto sviluppo della comunità territoriale in modo armonico.

Il rapporto tra territorio e impresa è biunivoco: si è passati dallo sviluppo industriale che porta lavoro e benessere economico alla comunità di appartenenza all’interscambio che vede i territori apportare al mondo imprenditoriale fattori non solo economici.

Si supera il mero “sfruttamento” di forza lavoro e risorse naturali per passare ad un inserimento simbiotico che giova per molteplici aspetti ad entrambi gli attori.

La realtà imprenditoriale

Una recente analisi Mediobanca ha preso in considerazione i dati 2017 di 2075 imprese italiane di dimensioni medio-grandi, nello specifico tutte quelle sopra i 500 dipendenti ed il 20% di quelle tra 50 e 499 addetti.

Per la prima volta dopo quattro anni il campione cresce, aumentando i ricavi del 5,8% nel 2017; il fatturato aggregato è a -0,6% rispetto al 2008, quasi raggiunto quindi il livello pre-crisi.

Dall’analisi degli indici di sviluppo su livelli pre-crisi spicca un dato interessante: considerando fatturato, export e dipendenti emerge che l’unico settore a registrare tutti segni positivi è il IV capitalismo.

Con quarto capitalismo si intende il sistema delle imprese di media dimensione, ovvero tra 50 e 499 dipendenti; tale definizione serve a distinguerlo dal capitalismo originario dei grandi gruppi privati dei primi del Novecento (primo capitalismo), dal capitalismo pubblico (secondo capitalismo), dal capitalismo dei distretti industriali di reti di imprese specializzate di piccole dimensioni e territorialmente circoscritte (terzo capitalismo).

Le società del quarto capitalismo – anche definite multinazionali tascabili – si caratterizzano per la capacità di sfruttare i punti di forza di piccole e grandi imprese: la flessibilità delle prime e la proiezione internazionale delle seconde.

La sfida di oggi

I dati analizzati da Mediobanca rafforzano la consapevolezza che lo sviluppo economico non può più ignorare le realtà “a misura d’uomo”, ma deve piuttosto far leva su di esse che sono un punto di forza per attrarre capitali, risorse umane e imprese.

Un passo importante su questa strada è creare sinergie tra soggetti e territori affini, al fine di perseguire l’obiettivo comune di uno sviluppo sostenibile in quanto costante, coerente e non speculativo.
Non si tratta solo di etica che – seppur fondamentale – spesso viene messa in subordine rispetto agli interessi, bensì di ridare vita ad un solido sistema economico che affondi le radici nel know how territoriale e che distenda le proprie ramificazioni nel lungo periodo per un progresso foriero di benessere diffuso.

Il benessere della società è – come abbiamo visto – tra i fattori della crescita economica; si crea quindi un circolo virtuoso che mira a ridurre le disparità non solo per senso di giustizia, ma anche per interesse economico del tessuto imprenditoriale.

In questa direzione si muove il Glocal Economic Forum Perugia 2018, organizzato da ESG89 Group dall’11 al 13 ottobre per mettere in contatto i protagonisti economici del Centro Italia al fine di creare sinergie per una crescita comune.
Durante i tre giorni del più importante incontro economico dell’Italia centrale si susseguiranno dibattiti, confronti, forum, analisi e momenti formativi; interverranno e parteciperanno imprenditori, accademici, professionisti, rappresentanti delle istituzioni, del mondo associativo e del credito.

Per maggiori informazioni sul Glocal Economic Forum Perugia 2018 è possibile contattare la segreteria organizzativa e seguire l’hashtag #GlocalForum2018 sui social media.

 

Glocal Economic Forum Perugia 2018

11 ottobre, ore 09.30 – 13.00

Forum Inaugurale: La società, l’economia, il valore dei territori

11 ottobre, ore 14.30 – 18.00

Forum Economia: L’Umbria dei territori, le Marche, l’Italia

12 ottobre, ore 09.30 – 13.00

Forum Approfondimento: ANNUARIO ECONOMICO Umbria e Marche (a cura di ESG89 Group)

12 ottobre, ore 14.30 – 18.00

Forum Economia: Umbria e Marche, opportunità per lo sviluppo del territorio

13 ottobre, ore 09.30 – 13.00

Forum Turismo, Arte e Cultura: il territorio come vero brand – infrastrutture e strategie di marketing

(Fonte: IoConosco.it, IoValuto.it)

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Maggiori informazioni sull’ Annuario Economico Umbria-Marche 2019-2020

Programma 2019 Forum ESG89

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com