Po, Covid-19 come occasione unica per costituire finalmente gli Stati Uniti d’Europa

Oggi su Radio Radicale, per lunghissimo tempo in Radio Rai, Ruggero Po è da sempre la ‘voce’ che ci ha accompagnato negli approfondimenti giornalistici.

Quando conduceva Zapping, sempre su Radio Rai, nel tardo pomeriggio di ogni giorno, era uno straordinario compagno di viaggio di tanti italiani curiosi come me, perché attenti agli eventi di attualità, politica ed economia. Il Covid-19 è quindi l’occasione per condividere con Po alcune riflessioni sulla comunicazione e sul futuro della nostra amata Europa.

Po, come ex docente della Scuola di Giornalismo di Perugia, come sta cambiando la comunicazione istituzionale e politica al tempo del Covid-19?

‘Ognuno fa la sua comunicazione, quella che gli suggeriscono i tempi e gli spin doctor. Già da un pezzo le dichiarazioni dei politici e dei vertici istituzionali escono su Twitter e Facebook, non c’è più l’intermediazione del giornalista. La pandemia, e la natura stessa del partito-movimento che esprime il Presidente del Consiglio, hanno portato Palazzo Chigi a abusare, soprattutto nei primi giorni, delle dirette Facebook; discutibile a mio avviso anche l’uso disinvolto del Tg1 per lanciare, troppo frequentemente, ammonimenti e messaggi. Certo non eravamo abituati’.

La comunicazione in questi 100 giorni è stata monopolizzata da un unico argomento. Come se ne esce, secondo la sua esperienza di docente di comunicazione, da questo fattore ‘monotematico’?

‘Gli ultimi tre mesi sono stati caratterizzati da un evento che non ha precedenti nella memoria delle nostre generazioni. Di che cosa avrebbero dovuto occuparsi i giornali main stream, sia carta stampata sia radio e televisione, se non della pandemia e delle sue conseguenze? Se non dei contagiati, dei morti, dei guariti, delle disposizioni governative per scongiurare il peggio, di come gli altri Paesi affrontavano lo stesso problema?
Fu così anche nelle settimane successive all’11 settembre 2001. Dal “fattore monotematico”, come dice lei, non se ne esce e non è del tutto corretto uscirne’.

Questa è stata la prima pandemia sulla ‘rete’. Secondo lei ha contribuito a tranquillizzare la popolazione e gli imprenditori oppure è stato fattore di disturbo?

‘La rete è la piazza di oggi dove ognuno dice quello che vuole al volume di voce che vuole. E in un momento in cui nessuno di noi è autorizzato a radunarsi in piazza la rete è stata l’unico modo per restare in comunicazione. Credo che la rete, e penso ai social, sia stata una medicina per non impazzire; non a caso, tornando alla domanda precedente, anche sui social non si parlava d’altro che del coronavirus in tutte le sue declinazioni.

Se invece pensiamo alla rete in senso più esteso, se pensiamo alla didattica a distanza, agli incontri di lavoro e alle conferenze sulle piattaforme digitali, o ancora allo smart working, la rete è stata la nostra salvezza. Io stesso ho potuto continuare i miei dibattiti radiofonici settimanali su Radio Radicale senza mai uscire di casa’.

Ruggero Po, l’economia italiana e quella europea stanno subendo un contraccolpo durissimo. Ogni Paese sembra, però, voler andare per proprio conto. Quanto sarà importante per l’Italia produrre una buona comunicazione a livello internazionale per il suo ‘made in’?

‘Fortunatamente, per la stima internazionale di cui godiamo, la comunicazione non ha il ruolo principale nella fortuna del Made in Italy; non a caso siamo sempre stati fra i Paesi col maggior afflusso turistico al mondo senza fare alcuna campagna pubblicitaria. Premesso ciò credo che sia venuto il momento che le istituzioni, dopo avere permesso ai nostri imprenditori di produrre merci a prezzi competitivi, comunichino al mondo che siamo un Paese in cui si può continuare a fare turismo, a comprare, a investire. Ma anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte per rimanere credibili. Non c’è nulla di peggio che promuovere un prodotto che non risponde alle aspettative’.

L’Europa sta veramente rischiando la sua sussistenza?

‘Spero che l’Europa, come unione economica e politica, esista ancora a lungo e possa sfociare negli Stati Uniti d’Europa. Certo che questa Europa è, sotto troppi aspetti, la peggior nemica di se stessa’.

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