Per Manzotti della CISL, lavoro e sicurezza saranno le parole chiavi per il rilancio dell’economia umbra

(Angelo Manzotti, segretario generale Cisl Umbria)

Non ha in tasca la ricetta per uscire dalla grave crisi causata dal Covid-19. Angelo Manzotti, eletto segretario della Cisl umbra a fine 2019 si trova nella difficile condizione di dover tracciare e supportare le linee programmatiche del sindacato per un nuovo ‘modello di sviluppo’ regionale. Sarà necessario un patto nuovo con tutti i soggetti sociali, economici ed istituzionali, sostiene Manzotti; sarà, infatti, urgente abbandonare la logica del personalismo e dell’individualismo, per pensare, invece, più al bene comune e impegnarsi tutti per ricreare la ricchezza e il benessere nella verde Umbria.

Il COVID ha praticamente fermato il Paese e quindi anche l’Umbria. Manzotti, Come uscirne?

La Fase 2 in Umbria si è aperta con forti preoccupazioni per quanto concerne la ripresa economica, mentre sul versante sicurezza possiamo affermare che le attività hanno ripreso senza grossi problemi. E’ prevalso il buon senso e la responsabilità reciproca sia da parte delle aziende, che hanno messo a disposizione del personale i D.P.I., sia da parte dei lavoratori, che si sono attenuti scrupolosamente ai dettati dei D.P.C.M. emanati dal Governo e dagli accordi aziendali o di settore stipulati con le OO.SS.

Come Sindacato pensiamo che, al fine di monitorare con più attenzione la curva della pandemia in Umbria soprattutto durante la Fase 2, sia importante monitorare la temperatura al personale che effettuare i test sierologici, poiché solo così è possibile tenere sotto controllo l’andamento del virus COVID–19.

Un aumento dei contagi in Umbria del COVID–19 arrecherebbe nella nostra Regione una situazione di grande difficoltà, sia sul versante occupazionale che economico’.

Che Umbria si immagina nel 2020?

‘I dati pubblicati dalla Banca d’Italia a fine anno non erano affatto rassicuranti anzi, dipingevamo una Regione in grande difficoltà infatti le criticità umbre sono state attenzionate dalla Commissione Europea in quanto il tasso di disoccupazione è il più alto delle Regioni del Centro Italia.

Un problema solo umbro è quello dei giovani NET che si attesta intorno al 10% e che necessita una forte riflessione. Di fronte ad uno scenario fortemente critico, occorre mettere in campo una serie di azioni a partire da un migliore utilizzo dei Fondi Strutturali per rilanciare il tessuto economico e produttivo della nostra Regione.

E’ giunto il momento di cambiare rotta, non più investimenti a pioggia ma progetti mirati a creare occupazione stabile e di qualità, nell’era delle digitalizzazioni il capitale umano farà la differenza per essere competitivi sul mercato.

Serve un patto con tutti i soggetti sociali, economici ed istituzionali per rilanciare un nuovo ‘modello di sviluppo’ della nostra Regione partendo dalle potenzialità che ogni territorio può offrire’.

Il tessuto umbro costituito per lo più da piccole aziende già fragili saprà reagire al duro colpo?

‘Il tessuto economico–produttivo della nostra Regione è costituito per il 95% da piccole e medie imprese, che hanno di fatto pagato fortemente la difficile situazione di oltre 12 anni di crisi ed aggravato per effetto del COVID–19.

Di fronte a uno scenario fortemente negativo pensiamo che alcune vie di uscita da tale situazione si possono percorrere.

Serve una condivisione d’insieme su quale progetto economico futuro per la nostra Regione. Dobbiamo abbandonare la logica del personalismo e dell’individualismo, ma pensare più al bene comune e come ricreare la ricchezza e benessere nella nostra verde Umbria. Una delle vie di uscita, proprio per le criticità che abbiamo, è che ora la Regione ha una disponibilità economica maggiore da parte europea per programmare e prospettare un nuovo Modello di Sviluppo della Regione.

A partire dai Fondi Strutturali, serve oggi più di ieri un nuovo ‘modello di sviluppo’ condiviso da tutti i soggetti, parti sociali, istituzioni e mondo del credito per creare nuova occupazione. In questi ultimi mesi tutti abbiamo maggiormente apprezzato il nostro Servizio Sanitario Regionale. Noi continuiamo a sostenere che la sanità dovrebbe rimanere pubblica e universale e forse dovremo tutti pensare che il nuovo progetto economico e produttivo della nostra Regione parta dalla sanità, come volano di Sviluppo Economico Sociale e Territoriale’.

Un giudizio sui provvedimenti sin qui adottati?

Dal mio punto di vista, i provvedimenti varati dal Governo Centrale e Regionale non sono sufficienti per arginare il momento di forte criticità che stiamo attraversando. I provvedimenti adottati sono serviti per dare una parziale risposta alle criticità del momento facendo scattare gli Ammortizzatori Sociali, che da oggi molti lavoratori devono ancora percepire per effetto della asfissiante burocrazia e delle criticità che sono emerse con gli Istituti di Credito che dovevano erogare le prestazioni.

Il Governo Regionale ha stanziato 31 milioni di Euro per fronteggiare tale emergenza che, anche in Umbria, ha di fatto messo in ginocchio totalmente tutto il settore produttivo. E’ un segnale importante per l’economia regionale. Il COVID–19 nella nostra Regione ha di fatto annullato un settore importante e strategico per l’economia umbra, cioè quello del TURISMO, che era l’unico settore trainante dell’economia regionale, prima dell’avvento della pandemia’.

L’Organizzazione del lavoro subirà grandi cambiamenti?

‘Nei prossimi giorni come Sindacato saremo chiamati ad affrontare una nuova organizzazione del lavoro dopo il COVID–19, partendo dalla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori.

Il luogo di lavoro deve essere più sicuro e protetto per tutelare la salute dei lavoratori. Dobbiamo, insieme alle Associazioni Datoriali, costruire intese nei Territori e nelle singole realtà produttive perché le misure di prevenzione devono diventare azioni quotidiane.

Bisogna negoziare una nuova organizzazione del lavoro, stabilendo gli accessi e le uscite, turni, zone comuni come mense e spogliatoi, pulizie quotidiane degli ambienti e delle attrezzature e sanificare i locali. In questo contesto la formazione gioca un ruolo importante, quando un lavoro è sicuro l’impresa è più forte’.

Aumenterà la disoccupazione e lo Smart Working…

Il COVID–19 impatterà fortemente sul versante occupazionale. Come CISL proponiamo la possibilità della riduzione dell’orario di lavoro per arginare il più possibile l’uscita dal ciclo produttivo dei lavoratori. Sulla possibilità della riduzione dell’orario di lavoro, riteniamo importante che il confronto parta dal solito riferimento sull’innovazione della retribuzione e della contribuzione previdenziale. 
Per questo riteniamo opportuno agganciare i nuovi strumenti europei a partire dal Fondo Sure (Fondo Europeo Contro la Disoccupazione), che permette una adeguata compensazione.

Altro strumento interessante è lo Smart Working che in queste settimane tutti ne parlano e che è di fatto diventato lo strumento di contenimento dell’emergenza sanitaria.

L’utilizzo dello Smart Working può essere una risposta importante per evitare gli affollamenti nei luoghi di lavoro. Lo Smart Working trova maggiore difficoltà nelle piccole e medie imprese. E’ qui che la contrattazione di secondo livello può essere lo strumento utile per trovare le giuste soluzioni in una rinnovata organizzazione del lavoro’.

L’Umbria è pronta ad affrontare queste nuove frontiere?

Il tessuto economico produttivo dell’Umbria è costituito da piccole e medie imprese dove lo Smart Working trova maggiori difficoltà nell’attuazione ma, con una costruttiva contrattazione aziendale, si può trovare la giusta soluzione per garantire sicurezza ai lavoratori.

Sarà la formazione lo strumento che farà la differenza e che darà risultati importanti per garantire la sicurezza e la produttività aziendale. Lavoro e sicurezza saranno le parole chiavi per il rilancio dell’economia regionale umbra’.

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