Per Augusto Luciani necessaria l’attivazione di una cabina di regia regionale che valorizzi il ‘well-being’ umbro

Augusto Luciani è da sempre ‘l’uomo delle farmacie’ in Umbria e non solo. Animatore privilegiato con ruoli apicali da anni in Farmacentro e in Federfarma, sensibile, positivo, acuto, relazionale, attento al territorio e alla società che lo circonda ha voluto tracciare in questa intima ‘conversazione’ con ‘cuoreeconomico’ il bilancio della situazione post Covid-19 Fase2.

L’Umbria, come d’altronde anche le vicine Marche, hanno subìto la pandemia già con una debolezza economica congenita e per certi versi preoccupante. Burocrazia e politica devono, a suo giudizio, trovare un rinnovato equilibrio al fine di evitare lungaggini che potrebbero essere fatali al tessuto delle Pmi e anche delle farmacie locali.

Luciani, nessuno poteva prevedere una situazione difficile come quella in cui ci troviamo. E forse ancora non si riesce a percepire davvero quali saranno le conseguenze sull’economia reale. Quale il suo giudizio?

‘Io credo che i nuovi scenari che ci attendono saranno oggettivamente molto complessi. Rischiamo che al tributo di vite umane, che per fortuna è stato meno pesante nella nostra Regione piuttosto che in altre, segua un tributo economico e del tessuto imprenditoriale e produttivo che, se non “governato” e gestito con la dovuta attenzione rischia di compromettere la tenuta complessiva della nostra Umbria. Occorre pertanto, come in tutti i contesti con risorse scarse, uno “sforzo di fantasia e di visione” che tragga tuttavia le sue premesse e la sua forza dai fondamentali della nostra Umbria’.

Il mondo delle Farmacie ha generalmente tenuto?

 ‘Il mondo delle farmacie, oltre a pagare un prezzo significativo alla malattia, ha visto completamente stravolte le proprie modalità operative e di servizio. Registrando ad oggi cali significativi, tanto nel lavoro mutualistico, vale a dire i farmaci consegnati in regime di SSN, che nelle libere vendite. I dati di Aprile destano preoccupazione ed anche per questo abbiamo attivato un monitoraggio puntuale su un campione di circa 100 farmacie, così da avere indicazioni tempestive e la capacità, in accordo con i Titolari di Farmacia, di suggerire/imprimere “correzioni di rotta” in tempo pressoché reale’.

Si sono succeduti DPCM su DPCM, migliaia di pagine sono state scritte ma in realtà la liquidità non è arrivata alle Pmi e neanche ai cittadini in cassa-integrazione. Emergenza, confusione, burocrazia o inadeguatezza?

‘Occorre essere intellettualmente onesti: la pandemia era un qualcosa che nessuno di noi ha o aveva mai immaginato di dover affrontare. Il nostro Paese, così come la nostra Regione, già scontava purtroppo una condizione di debolezza strutturale che ha amplificato le conseguenze economiche della chiusura o lockdown.

Sicuramente in tutto questo la burocrazia non ha aiutato perché ha dilatato tempi che invece la politica doveva ridurre al minimo. In buona sostanza la famigerata burocrazia ha le sue responsabilità, importanti, ma anche la politica deve riappropriarsi di un ruolo di indirizzo e governo senza il quale non può dirsi protagonista, ma semplice spettatore’.

Ci indichi 2 soluzioni pratiche da suggerire a istituzioni regionali e nazionali per i prossimi mesi…

 ‘Ripartiamo dall’Umbria, dalle sue specificità e facciamo squadra, facciamo sistema. Dobbiamo riuscire a valorizzare anche quegli apparenti elementi di debolezza, quali la difficile accessibilità, per rilanciare e sottolineare il valore di altri fattori quali il contesto paesaggistico, naturalistico, la rete dei borghi medievali, la qualità della vita, produzioni e prodotti locali e tipici che più in generale, a mio giudizio, conferiscono alla regione Umbria una dimensione umana, di attenzione al benessere, al cosiddetto well-being che può divenire un vero e proprio attrattore per il futuro. Sempre che venga valorizzato e sfruttato a livello di Umbria, con una cabina di regia regionale’.