‘Occorrerebbe cogliere il momento per rifondare tutto il sistema economico del Paese partendo dal debito pubblico, il fisco, la giustizia e l’evasione’. Cecchetti (Susa) è pragmatico. ‘L’azienda sta resistendo solo perché è come una grande famiglia’

(Flavio Cecchetti, Presidente Susa Spa)

Inutile dire che la situazione economica era grave prima della pandemia e che ora si è ulteriormente e drammaticamente, aggravata’. Così Flavio Cecchetti, patron di Susa Spa commenta lucidamente il delicato momento in questa appassionata ‘conversazione’ con ‘CUOREECONOMICO’.

Un comportamento razionale – prosegue Cecchetti – dovrebbe cogliere l’occasione per rifondare dalle fondamenta tutto il sistema economico del Paese partendo dal debito Pubblico, il Sistema Fiscale, la Giustizia Civile e l’evasione Fiscale. Questa occasione non sarà colta ed ovviamente la disoccupazione si aggraverà, soprattutto quella giovanile. In un momento così grave della situazione complessiva del nostro Paese il mantra che ripetiamo fino alla noia è quello che sarebbe necessaria una classe dirigente all’altezza dei gravi compiti da affrontare: purtroppo la nostra collettività in questo momento storico non è in grado di produrre uomini all’altezza di questa grande sfida’.

Essere alla guida di una società importante della logistica al tempo del Covid-19, cosa ha comportato?

Susa Spa, come azienda di trasporto, è stata sempre operativa: il problema è stato che non c’erano merci da trasportare: Marzo, Aprile e Maggio sono stati mesi terribili: nei confronti degli stessi mesi dell’anno precedente abbiamo fatturato circa 15 milioni di euro in meno. Governare la barca in questa tempesta è veramente difficile anche perché sappiamo che, o facciamo sopravvivere l’azienda con le nostre forze o il naufragio è vicino. Lo spirito di servizio di tutti i nostri collaboratori è encomiabile: dagli autisti, che ogni giorno rischiano la vita in prima persona, al personale di magazzino, agli impiegati ed ai quadri: tutti si sono messi a disposizione sopportando sacrifici non indifferenti.

Sono sicuro che l’azienda supererà questo brutto momento proprio per questa coesione e questo grande spirito di servizio. Questa nostra azienda di più di duemila persone è una grande famiglia e nel momento della necessità non ha esitato un solo momento: è solo per la loro tempra morale e per il loro spirito di sacrificio che anche questa volta, sono sicuro, che ce la faremo. Se arriveranno aiuti da parte dello Stato Susa, ovviamente, li utilizzerà, altrimenti  faremo da soli come abbiamo sempre fatto in questi 67 anni di vita dell’azienda’.

Cambiamo discorso, un tema che ci sta particolarmente a cuore è la formazione, specialmente quella universitaria. Quale è la sua opinione da imprenditore che probabilmente si attende ragazzi pronti e preparati per la sua azienda?

 Cosa penso del nostro sistema scolastico, in particolare dell’Università? Altro grande problema strategico del nostro Paese. In Europa siamo uno degli ultimi Paesi in fatto di laureati e già questo la dice lunga sulla strada nella quale muoverci. Abbiamo un corpo docente generalmente vecchio, da anni non si fanno concorsi, l’intero sistema, nonostante le poche risorse, è frammentato e spesso incoerente.

Non solo le aziende, ma anche tutta la società, avrebbe bisogno di un forte ed  organico sistema Universitario, distribuito organicamente in tutto il Paese, ben finanziato e nel quale funzioni la regola del “Merito”. Attualmente solo chi ha una famiglia  benestante alle spalle può, ragionevolmente, pensare di dedicarsi all’insegnamento: anni ed anni di precariato sono necessari per avere una cattedra e poter programmare la propria vita. Gli anni migliori sono spesi nella speranza di una borsa di studio che di anno in anno viene rinnovata senza alcuna certezza: è naturale che i migliori in un sistema come questo cercano e spesso trovano miglior e più decorosa sistemazione all’estero. Così facendo, come diciamo spesso, perdiamo le migliori energie.

Una riflessione la farei anche sugli Istituti di avviamento Professionale, settore praticamente inesistente nel nostro Paese che andrebbero pensati come diretto e immediato inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Questo settore scolastico dovrebbe essere direttamente collegato al modo del lavoro, prevedendo nel corso di studio un inserimento diretto ed obbligatorio nelle aziende disponibili. Quante cose dovremmo fare! Le cose nel nostro Paese inizieranno a cambiare solo quando con modestia ed intelligenza proveremo ad affrontare una per una  queste vere e proprie emergenze’.

Cecchetti, infine una considerazione più filosofica: ritiene che la ‘lezione’ del Covid19 ci farà ripensare a nuovi equilibri uomo-natura?

Da tutti gli spunti affrontati in precedenza penso che si capisca che la mia risposta è negativa. La stupidità, l’egoismo, l’ingiustizia nell’essere umano continuerà come se nulla fosse accaduto. Porto alla riflessione solo un aspetto: in tutta la superficie terrestre solo la parte superficiale del terreno, – non più di trenta centimetri – è fertile e consente la coltivazione e lo sviluppo della via vegetale.

Sistema fragilissimo e meraviglioso: con quanto impegno cerchiamo di rendere, in tutti i modi, sterile questo delicato strato che consente la vita nel nostro splendido pianeta! Spetta ad ognuno di noi, in questo momento, di essere parte della soluzione, non del problema!!’

Redazione ‘CUOREECONOMICO

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