‘Nei primi cinque mesi dell’anno Monini è il brand più venduto in Italia’ – Zefferino Monini commenta così i dati Ac Nielsen e aggiunge: ‘Festeggiamo cento anni di storia con ottimismo’

Presidente e Amministratore delegato dell’omonimo Gruppo, Zefferino Monini in questa ‘conversazione’ conCUOREECONOMICOci ha plasticamente rappresentato la sua visione aziendale anche in questo particolare momento economico congiunturale.

Il Covid-19, ove possibile, ha accelerato i programmi e i progetti dell’azienda umbra che proprio quest’anno festeggia i suoi 100 anni di attività. I numeri sono straordinari a conferma di una policy aziendale di successo. Sostenibilità, etica, responsabilità dell’impresa, territorio: sono solo alcuni dei fattori su cui l’azienda vuole fondare la crescita nei prossimi anni.

Monini, il settore agroalimentare probabilmente è quello che ha meno subìto il Covid19. Come sta andando dal suo punto di vista?
Quali le previsioni per il 2020 per l’azienda e il comparto in generale
?

‘Gli ultimi mesi hanno rappresentato una sfida inedita per il Paese e per tutti gli attori dell’economia nazionale. Nonostante le difficoltà, il settore agroalimentare ha “tenuto” e si è anzi dimostrato capace di rispondere alle crescenti richieste dei consumatori e delle famiglie, operando a pieno regime in un contesto di piena emergenza, che ha costretto le imprese a rivedere in tempi brevissimi la loro operatività. Dal nostro punto di vista possiamo dire di aver superato “l’esame”: siamo sempre stati pienamente operativi, abbiamo rispettato le forniture ed incrementato la produzione, riuscendo così a rispondere ad una crescita della domanda, sia sul fronte internazionale che su quello domestico, dove le famiglie, costrette a casa, hanno consumato più prodotti e beni di prima necessità. Un impegno fin qui premiato dal mercato: nei primi cinque mesi dell’anno in corso Monini è il brand più venduto sia a valore che a volume in Italia, con – rispettivamente – il 9,4% e il 9,2% di quota. (Fonte: AC Nielsen HomeScan; Totale Food; Periodo Gen-Mag20 vs AP). Nel primo quadrimestre le vendite totali Monini (Italia + Estero) sell-in a volume sono cresciute del +14.1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In prospettiva, pur con tutta la variabilità che ci si attende dopo quello che è stato e che si prefigura come un lungo “terremoto” sanitario, sociale ed economico, prevediamo un orizzonte di crescita, in particolare all’estero, anche grazie al nostro forte investimento sulla sostenibilità e in particolare sulla qualità. Una visione ottimistica che probabilmente non tutto il comparto condivide: il mercato dell’olio d’oliva in Italia ha infatti subito un generale rallentamento della domanda durante il periodo di blocco, soprattutto a causa della chiusura di ristoranti, pizzerie, hotel. Chi è più esposto con il canale Ho.Re.Ca avrà sicuramente più difficoltà a recuperare’.

Il gruppo Monini rappresenta un modello di azienda familiare. In questi momenti è più un punto di forza o di debolezza?

‘L’emergenza COVID è arrivata per noi in un momento molto speciale: il nostro primo secolo di vita.  Un traguardo che abbiamo voluto trasformare in occasione per riflettere sulle nostre radici, sul nostro percorso e, in ultima analisi, per rivedere il nostro modo di operare e programmare il futuro, con un particolare attenzione alle nuove generazioni. Questo per dire che ci siamo fatti trovare forse più “preparati” all’emergenza. Come terza generazione che da 100 anni guida l’azienda abbiamo sentito il “peso” di raccogliere l’eredità famigliare – fatta in primo luogo di amore e rispetto per il prodotto e per il lavoro – che senza dubbio rappresenta un punto di forza e resilienza. Dobbiamo imparare a trarre dal passato la lezione per guardare avanti, anche con occhi nuovi’.

Monini Spa, Spoleto (PG)

Più in generale, su quali fattori strategici l’Umbria e il nostro Paese dovrebbero puntare per uscire più velocemente dalla ‘pandemia’ economica? L’OCSE ha previsto un Pil in calo di oltre 10 punti…

‘La crisi – questo il senso originario del termine – rappresenta un momento di rottura, un’occasione per riflettere, valutare e migliorare. Oggi abbiamo la possibilità – anzi l’esigenza – di ripensare un modello di sviluppo che, ben prima del COVID, presentava limiti evidenti. La sostenibilità, a nostro avviso, è la chiave per uscire rinnovati e rafforzati da questa emergenza globale. Negli anni si è forse abusato del termine, fin quasi a ridurlo ad un mero slogan. La sostenibilità va invece resa concreta con progetti ed investimenti tangibili, che abbiano valore ambientale, economico e sociale. Dobbiamo investire sul territorio, inteso non solo come ambiente, ma anche come cultura, saper fare, tradizione, storia, spirito creativo, capacità di innovare. Elementi che rappresentano un punto di forza del nostro Paese – e della nostra Regione nello specifico – che dobbiamo rimettere al centro dei progetti economici’.

100 anni di attività̀ e il “Piano di Sostenibilità̀ 2020-2030”: una bella sfida per la Monini…

‘Cento anni di storia, dieci per scrivere un nuovo futuro. Questa l’ambizione con cui abbiamo varato il nostro “Piano di Sostenibilità 2020 – 2030”, strumento attraverso il quale abbiamo cercato di mettere nero su bianco le principali sfide del settore – agricola, ambientale, alimentare, produttiva, qualitativa, economica, culturale – con l’obiettivo di contribuire a costruire un futuro più sostenibile, giusto e consapevole. Un progetto corale, che parte dalla terra e arriva all’educazione alimentare, concreto e tangibile anche sotto il profilo economico: già investiti oltre 10 milioni di euro, che diventeranno circa 25 milioni entro il 2030. Numerosi gli impegni che abbiamo assunto: creare un “polmone verde” nel cuore dell’Italia da 1 milione di olivi – un’operazione “eco” (assorbimento 50 mila tonnellate CO2), ma anche produttivo-economica, perché aumenta la disponibilità di olio di qualità realmente italiano; coltivare il 100% dei nostri oliveti italiani ad agricoltura integrata o biologica, con sistemi di irrigazione di precisione; adottare quest’anno 100 mila api e rafforzare progressivamente l’impegno per la salvaguardia di queste sentinelle della biodiversità; certificare il 100% dei nostri prodotti di origine italiana secondo i criteri del Consorzio Alta Qualità CEQ, che definiscono regole precise per tutte le fasi di produzione, garantendo una qualità superiore, in primis sotto il profilo nutraceutico; tracciare il 100% degli extravergine italiani grazie alla tecnologia blockchain; affiancare all’utilizzo di materiale riciclato per il 100% delle bottiglie in vetro verde una ricerca sul packaging per la creazione di una confezione innovativa, leggera e sostenibile; garantire un sostegno di 10 anni alla ricerca scientifica; educare 1 milione di studenti a una corretta cultura alimentare’.

 

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