Marchetti su Umbria e Marche post Covid-19: ‘Pronte a rimboccarsi le maniche. Il grande assente resta il Governo’

Riccardo Augusto Marchetti, classe ’87 è stato eletto in Parlamento nelle fila della Lega nelle ultime elezioni del 2018, è vice presidente della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati; da pochi giorni è stato nominato da Salvini Commissario per la Lega nelle Marche, regione che fra pochi mesi andrà alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale.

Umbria e Marche rappresentano sempre di più due facce della stessa medaglia: analoga la struttura economica e moltissime le connessioni socio-culturali. Con la ‘Quadrilatero’, anche se non del tutto completata nel tratto di Fabriano, si sono evidenziati flussi di interessi crescenti.

ESG89 Group, già da alcuni anni, sta sollecitando un percorso costante di maggior coesione che possa costituire le basi per migliori economie di scala fra due regioni che insieme fanno quasi gli abitanti di Roma.

Infrastrutture, Università, logistica, formazione, turismo, ricerca, ricostruzione post terremoto: sono solo alcuni dei fattori socio-economici sui quali Umbria e Marche possono davvero costruire percorsi sinergici e strategici insieme per conquistare un maggior ‘peso’ a livello nazionale e globale. Proprio di questo e di molto altro abbiamo voluto ‘conversare’ su ‘cuoreeconomico’ con l’On Marchetti che ci ha dimostrato di credere fortemente in questo progetto di collaborazione allargata fra i territori, più in generale, del centro Italia.

On Marchetti, l’Italia è sotto pressione. Il Covid-19 ha costretto le imprese ad un blocco dell’attività solo recentemente allentato. La Lega è sempre molto propositiva, ma il Governo sembra sordo alle vostre istanze. Come e quando ne usciremo?

‘Il governo ha da subito mostrato un’inspiegabile fermezza nel voler imbavagliare il Parlamento, depotenziandolo delle sue funzioni. Abbiamo tempestivamente chiesto che ci venisse data l’opportunità di fare il nostro lavoro, portando a Roma le esigenze che provenivano dai territori. Dopo settimane di silenzio, il governo ha dovuto cedere, ma mentre non perdeva occasione per ribadire una fittizia volontà a collaborare con tutte le forze politiche, nei fatti non è mai stato così.

La Lega ha presentato oltre duecento emendamenti al ‘Cura Italia’, ma il governo li ha bocciati tutti, ad eccezione di uno. Questo a dimostrazione del modus operandi di un esecutivo arrogante e incapace di un confronto reale e costruttivo con le opposizioni. Per uscire da questa terribile emergenza c’è bisogno di misure concrete a sostegno della ripresa economica del Paese. Quando ne usciremo è difficile dirlo, ma se il governo continua a intrappolare gli italiani tra inutile burocrazia, venirne fuori sarà sempre più difficile. Tracciare i confini della crisi sanitaria ed economica derivante dalla pandemia da Covid-19, è impossibile. L’unica certezza è che questa emergenza poteva e doveva essere gestita in modo diverso, cosa che avrebbe permesso di limitare il protrarsi delle ripercussioni che ancora oggi stanno subendo gli italiani. 

Il governo ha preferito affidarsi esclusivamente a team di esperti e tecnici, piuttosto che ascoltare le reali esigenze che provengono dal territorio. Uno degli errori più gravi dell’esecutivo è stato difatti quello di rimanere serrato nella sua torre d’avorio, sordo ai richiami del popolo, di quelle persone che vivono realmente il mondo del lavoro, che hanno affrontato in prima linea gli effetti devastanti della pandemia da Covid-19, e che proprio per questo avrebbero potuto dare un apporto fondamentale nel definire le linee guida per consentire una ripresa economica reale in tempi brevi’.

 E in Umbria quale è il sentiment?

‘L’Umbria, a livello sanitario, ha dato prova di fronteggiare al meglio l’emergenza e ad oggi non registra alcun nuovo contagio, ma l’incompetenza e la passività di un governo nazionale irresponsabile, non l’ha resa di certo immune dalla crisi economica che si è abbattuta nell’intero Paese. In questi mesi ho avviato un costante dialogo con il territorio, confrontandomi con imprenditori e lavoratori, ascoltando le loro esigenze e necessità. La voglia di ripartire è tanta: gli umbri sono un popolo tenace, che difficilmente piega la testa dinnanzi alle difficoltà.

Sono molte le attività che, tra innumerevoli criticità, sono ripartite, ma è mancato e manca tutt’ora il reale contributo del governo. Ci sono imprenditori e partite iva che non hanno ricevuto il bonus promesso dal governo, tanti lavoratori sono ancora in attesa della Cassa Integrazione di marzo: non si tratta di ritardi ma di vere e proprie prese in giro dell’esecutivo ai danni di cittadini che non sanno più come arrivare a fine mese. 

Gli umbri sono pronti a ricominciare e l’amministrazione regionale è sempre stata al loro fianco, dando prova di essere un sostegno concreto: l’unico grande assente continua ad essere il governo nazionale’. 

Umbria e Marche sono da sempre due regioni collaborative anche dal punto di vista economico. Lei è stato recentemente nominato Commissario della Lega nelle Marche. Siamo alla vigilia di una tornata elettorale, probabilmente in autunno, per il rinnovo anche del Consiglio regionale marchigiano. La Lega ha un grande seguito in regione e quindi probabilmente insieme al CDX detterà l’agenda… su quali fattori?

‘In questi primi giorni da Commissario della Lega nelle Marche, ho già avuto modo di confrontarmi con molti rappresentanti locali: in questo modo è partito un cantiere di idee interno alla Lega e a tutto il Centrodestra. Sono molte le criticità che andranno affrontate per trovare una soluzione che consenta alla regione di ripartire concretamente, soprattutto dopo questa fase emergenziale. Molti temi da affrontare sono comuni a quelli della mia regione confinante, come ad esempio quello del rafforzamento delle infrastrutture. La Lega ha già manifestato la necessità potenziare l’A14 con la terza corsia.

Un’altra problematica importante è rappresentata inoltre dalla Galleria della Guinza per il nord delle Marche, la grande incompiuta, per la quale – come Lega – da entrambi i versanti, Umbria/Marche, ci battiamo da anni, ma anche dalla Pedemontana per quanto riguarda il sud della regione. Queste ultime sono imprescindibili per lo sviluppo economico delle zone dell’entroterra. Altrettanto fondamentale è puntare sul potenziamento del porto e dell’aeroporto, che ad oggi offre pochissimi voli, costringendo i marchigiani a servirsi dell’aeroporto di Pescara per raggiungere Milano. Altra tematica non trascurabile è quella delle ferrovie: il sud delle Marche è privo di fermate di Frecciarossa e collegamenti con Roma, anche se per la risoluzione di questo problema sarà necessario l’intervento del governo nazionale.

Per quanto riguarda la sanità, sarà opportuno provvedere al ripristino dei presidi sanitari che sono stati tagliati negli ultimi tempi: come Lega abbiamo già ampiamente protestato contro gli ospedali unici.

Altro tema primario è certamente la ricostruzione, mai realmente iniziata, che non può più subire ritardi e deve essere avviata senza temporeggiare oltre a causa di una burocrazia farraginosa e inutile. A tal proposito, credo sia fondamentale concedere maggiori poteri ai sindaci, così da snellire iter e pratiche per la ricostruzione dei territori maggiormente colpiti dal sisma. Dovremo poi vagliare misure concrete per lo sviluppo economico e per le imprese, che rappresentano le fondamenta del tessuto economico marchigiano, e si dovrà valutare anche l’istituzione di zone economiche speciali’.

 Quasi tutti gli intervistati su ‘cuoreeconomico’ hanno palesato malumori sulle scelte del Governo Conte. Quale sarà la via di uscita politica nei prossimi mesi?

‘L’Italia ha il terzo tasso di disoccupazione più alto dell’Eurozona, attorno al 10% e va evitato che la crisi distrugga altri posti di lavoro. Il Governo è intervenuto estendendo in vari modi la Cassa Integrazione Guadagni (CIG), come chiesto anche dalla Lega, ma resta molto ancora da fare per facilitare l’accesso agli ammortizzatori sociali, snellendo i passaggi burocratici e garantirne l’efficacia, estendendoli nel tempo.

In Italia il 24% degli occupati, circa sei milioni di persone, sono lavoratori indipendenti, di cui 1,3 milioni titolari di partita IVA, altri due milioni di partite IVA sono imprenditori individuali, per un totale di 3,3 milioni di partite IVA persone fisiche. Per questi lavoratori il blocco dell’attività ha significato la perdita di ogni fonte di sostentamento, con la necessità di dover continuare a sostenere costi (ad esempio, pagare affitti).

L’indennità di 600 euro proposta dal Governo è insultante per l’importo e discriminatoria nell’applicazione: occorrono interventi efficaci per non sconvolgere il tessuto sociale e produttivo del nostro Paese. Il blocco di interi settori impone interventi decisi a sostegno della liquidità delle imprese fino al momento in cui potranno tornare a operare. Alcuni interventi del governo vanno in questa direzione, ma sono insufficienti. Occorre generalizzare e prolungare le sospensioni dei versamenti fiscali e contributivi, agevolare la compensazione dei crediti fiscali e commerciali verso la PA, snellire il carico burocratico precisando e automatizzando le procedure di accesso ai vari benefici fiscali e creditizi e sospendendo ISA e DURF, e le segnalazioni alla centrale dei rischi, prorogare i termini delle operazioni di anticipo di liquidità e del pagamento delle Ri.Ba.

In questo contesto è indispensabile che le imposte vengano parametrate ai redditi effettivamente percepiti. La proposta della Lega per agevolare la ripartenza è quindi la transizione verso un regime sperimentale semplificato per partite IVA e per imprese fino a 10 milioni di fatturato, in cui le imposte vengano corrisposte solo a saldo. Il 2020 dovrebbe essere un anno bianco fiscale, in cui verrebbe corrisposto solo il saldo 2019. Indispensabile è inoltre il sostegno agli enti locali: i Comuni sono in prima fila nella lotta contro il contagio e le Province mantengono la responsabilità di infrastrutture essenziali per il Paese. La nostra proposta è quella di procedere allo sblocco degli avanzi dei Comuni per le spese anche di parte corrente connesse all’emergenza Coronavirus. Abbiamo chiesto inoltre di togliere i vincoli di destinazione delle entrate nei comuni virtuosi. Per Comuni e Province è necessaria l’allocazione di tre miliardi per lavori di manutenzione e infrastrutturazione da gestire secondo il “modello spagnolo”.