Made in Italy dell’arredo-design tra fusioni e acquisizioni

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Fusioni e acquisizioni tra società italiane e gruppi internazionali

Queste le possibili chiavi per affrontare con nuova spinta i mercati globali

 

Le imprese arredo-design italiane hanno recentemente vissuto una serie di cambiamenti di natura societaria. Prendiamo ad esempio il caso iGuzzini, azienda made in Italy marchigiana da poco acquisita dal gruppo svedese Fagerhult.

Destino simile quello di Poltrona Frau Group e dei suoi marchi di alta gamma, Poltrona Frau, Cassina e Cappellini. Nel 2014 fu la Haworth, colosso americano dell’arredamento, ad acquisire il gruppo.

La creazione di queste nuove società fa ben sperare anche per entrare in Borsa: scenario possibile per la friulana Calligaris. Con 140 milioni di fatturato e l’80% di quote azionarie acquisite dal fondo Alpha, Calligaris sembra infatti un’ottima candidata per la quotazione.

Made in Italy nel mercato globale: ricerca del giusto investitore

Come queste, tante altre aziende dell’arredo-design italiane scelgono di entrare in società con giganti del panorama internazionale e mondiale.

Il Gruppo Sozzi, leader lecchese nel design di lusso, in aprile è stato rilevato per il 30%  da Nuo Capital, per estendere l’eccellenza made in Italy dalla Cina al mercato globale. I vertici dirigenziali di Sozzi, azienda a conduzione familiare, hanno a lungo ricercato una realtà societaria con valori affini ai propri, e ha trovato la risposta nella Nuo, fondata e condotta dalla famiglia Pao Cheng.

La ricerca di investitori esterni da parte delle eccellenze dell’arredo-design italiane si focalizza proprio sui principi condivisi con le parti interessate. Il marchio made in Italy non verrebbe di fatto onorato se la produzione venisse privata della sua identità.

Bisogna considerare, tuttavia, anche il livello dimensionale delle aziende in questione. Per il comparto dell’arredamento e del design di lusso, su 29 mila imprese solo una ventina supera i 100 milioni di euro di fatturato – principalmente quelle già facenti parte di raggruppamenti.

Prendendo in esame il design da solo, sul piano internazionale le italiane sono 190 contro le 40 della filiera germanica, le 30 americane e le 10 francesi. Nonostante la presenza numerica, il fatturato medio si registra come il più basso, con 45 milioni di euro.

L’Italia del design detiene comunque un buon 30% del mercato globale, anche se la quotazione in Borsa per molte delle aziende del settore sembra ancora lontana.

La difficoltà principale nell’internazionalizzazione potrebbe ricondursi alla scarsa fiducia in un modello di management esterno, preso in considerazione dalle aziende italiane soltanto da pochi anni.