L’imprenditore contemporaneo, tra competenze manageriali e intuizione

Massimo Marotta, Università Politecnica delle Marche

Steve Jobs definiva l’intuizione come “il più potente intelletto”. Arianna Huffington – Presidente di Huffington Post – nel suo libro Thrive, scrive: “Anche quando siamo ad un bivio, chiedendoci cosa fare e cercando di ascoltare quella voce interiore, la nostra intuizione è sempre lì, sempre a leggere la situazione, cercando sempre di guidarci nel modo giusto”. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, in una celebre intervista dichiarò: “Le mie migliori decisioni sono state quelle basate sul mio intuito, non sulle mie analisi”.

Spesso si legge nelle brochure di presentazione di aziende frasi simili a questa: “Il prodotto nasce da un’intuizione del suo fondatore…”. Presentazioni di questo tipo possono fare riferimento semplicemente ad un modo di dire, ma spesso rappresentano quello che è veramente successo. La nascita di un imprenditore ha generalmente un terreno fertile di partenza, che spesso sono una o più esperienze lavorative, una base di conoscenze, e poi … da qualche cosa che non è molto razionale, che ha a che fare con il talento e l’intuizione.

Altri autori sostengono invece che nel terzo millennio è la conoscenza a rappresentare il vero fattore competitivo.
In realtà, esiste un legame fortissimo tra mondi apparentemente molto distanti: tra la tecnologia (nel senso però di disciplina, di competenza) e l’intuizione, tra mondo del management e le tecniche di mindfulness. Oggi, nelle organizzazioni, l’imprenditore deve operare dallo spazio delle sue capacità analitiche e cognitive, ma sfruttando anche le dimensioni intuitive. Perché se il futuro è soltanto l’evoluzione o la proiezione dei modelli presenti o passati, non potrà essere abbastanza “nuovo” e non potrà esserci spazio per tutti.

Vanno sviluppate in parallelo le competenze logico-scientifiche e le esperienze intuitivo-creativo.
Una sfida per imprenditori e manager, ma anche per il nostro sistema universitario.
Apprendere nuove competenze distintive dimenticando il passato: un’impresa davvero difficile!

Pensiero di Massimo Marotta

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