Assisi, 20 giugno: l’Europa fra crescita e concordia

Relatore e ospite d’onore l’opinionista, scrittore e giornalista DAVIDE GIACALONE

Il Corporate Economic Forum ESG89 che si terrà il prossimo 20 giugno a partire dalle ore 16,30 presso la Sala della Conciliazione del Comune di Assisi ha l’obiettivo di ascoltare le diverse opinioni degli stakeholder istituzionali, economici e accademici invitati.
Il Sindaco di Assisi Stefania Proietti ha colto con favore l’invito di Giovanni Giorgetti, ceo di ESG89 nell’organizzare questo forum a poche settimane dalla tornata elettorale.

Quale Europa vogliamo? L’Europa dei numeri o dei popoli?
L’Europa ci fa ancora sognare?

L’effetto combinato di un ingente debito pubblico, di un’elevata pressione fiscale e di una crescita deludente, che nell’area Euro dal 1995 ad oggi è stata
pari a quasi la metà di quella registrata negli Stati Uniti, è alla base dei problemi strutturali che stanno offuscando il sogno e la visione dell’Europa di cui abbiamo bisogno.
Il tasso di disoccupazione nell’Eurozona viaggia a livelli preoccupanti, la disoccupazione giovanile è preoccupante.
Dal 2008 al 2015 più di cinque milioni di cittadini dell’Eurozona sono diventati a rischio di povertà o esclusione sociale.
Nel fronteggiare questi problemi, l’Europa si è divisa sui temi cruciali: economici, sociali (incluso il tema dell’immigrazione),
fiscali, industriali ed energetici. Ha spesso adottato un approccio tecnocrate, producendo burocrazia con il risultato di accentuare i
problemi invece di risolverli. E’ un fatto drammatico che oggi la maggioranza degli italiani e degli europei non ripone fiducia nell’Unione.
Eppure, i benefici del progetto comunitario sono evidenti.

                                         Davide Giacalone, scrittore e giornalista, relatore del corporate

Dal dopoguerra ad oggi, L’Europa unita ha contribuito alla pace nel continente.
Per trovare un periodo così lungo di pace in Europa probabilmente bisognerebbe ritornare ai tempi dell’impero romano.
Anche la moneta unica, sebbene oggetto di continuo dibattito, ha prodotto importanti benefici tangibili.
Si pensi ad esempio all’effetto di convergenza sui tassi d’interesse dei debiti sovrani o sugli scambi commerciali intra-Ue.
Adesso però, l’Europa non è immune dal vento di paura e chiusura su se stessi che sembra caratterizzare le società moderne.
La Brexit, e più in generale la sfiducia crescente verso le istituzioni europee, devono farci riflettere su cosa debba essere migliorato.
E’ oggi essenziale definire una strategia per dare piena completezza al progetto europeo e rilanciare l’azione per realizzare il sogno di chi c’era a Roma 60 anni fa.
Anche i cittadini europei devono fare la loro parte: confinare solo alla protesta le proprie delusioni, anche giuste, non serve a molto.
Sta però alla classe politica ridare ai cittadini l’ispirazione e la fiducia che oggi mancano nel progetto europeo.

Per far questo ci vogliono un’ambizione politica forte e un ruolo di guida unito e compatto, che spetta alle nazioni
che credono con convinzione negli ideali europeisti e al loro rilancio. Sessanta anni fa nacque il sogno più bello della storia europea.
Perché continui a vivere, oggi bisogna abbandonare i compromessi e superare gli interessi di parte,
restituendo ai cittadini europei che lo vogliono una visione per il futuro.

 

 

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