L’amministratore delegato italiano Giuseppe Conte e le difficili scelte da prendere

L’Italia è appesa alle decisioni del suo AD, Giuseppe Conte e del suo Cda, il Consiglio dei Ministri. Il Presidente, Sergio Mattarella ha già dato ieri il suo consiglio: fate presto e fate, se possibile, insieme!

Ora dipende tutto dalle decisioni dei prossimi giorni, con la Fase 3 praticamente iniziata e con l’apertura delle ‘frontiere’ regionali. Un’Italia che continua a piangere per le decine di migliaia di morti per il Covid-19 e che rischia di lasciare sul terreno milioni di disoccupati e tantissime saracinesche abbassate.

Le scelte non saranno semplici.

In queste settimane su ‘CUOREECONOMICO abbiamo raccolto tantissime testimonianze dal mondo civile e produttivo del nostro Paese. Tutti, all’unisono, chiedono a gran voce la semplificazione burocratica, la riduzione della pressione fiscale, il contenimento della spesa corrente dello stato in tutte le sue declinazioni e un grande piano di investimenti decennale.

La parola d’ordine, quindi, è cambiamento!

Perché in questi mesi abbiamo compreso che molto sarà possibile farlo da casa, con il digitale e lo smart-working e quindi risparmiando molti di quei costi inutili e oramai dispersivi. Soprattutto nel ‘pubblico’. Ecco dunque le scelte dolorose che si impongono e che solo un AD lungimirante potrà fare. Un’AD lungimirante non proietta la sua azione su 1 o 2 anni, ma come minimo predispone un business plan con una visione di 10-15 anni. E allora la domanda che dobbiamo porci è la seguente: che Italia pensiamo di costruire per i prossimi 10-15 anni?
Un’Italia assistita?
Un’Italia ancora piena di sprechi?
Un’Italia stretta nella morsa di quella burocrazia inutile e dannosa?
Un’Italia in cui i giovani sono costretti ad emigrare per trovare buona formazione e un buon lavoro?
Un’Italia dove le disuguaglianze aumentano?
Un’Italia dove i giovani sono in ‘conflitto di classe’ con i diversamente anziani che possono godere di pensioni o stipendi interessanti?

Credo che a queste domande ogni genitore di buon senso risponderebbe: NO! Vogliamo un’Italia vivace e attiva, un’Italia degna del suo posto nel gotha delle nazioni sviluppate, un’Italia che sostenga le proprie imprese: piccole, medie e grandi; un’Italia che sappia cavalcare la sostenibilità per lo sviluppo; un’Italia che tenga al proprio ambiente, alla propria storia, al proprio ‘heritage culturale’. Insomma un’Italia diversa da quella che negli ultimi venti anni ha solo raggiunto risultati appena sufficienti nelle classifiche mondiali. E poi un cenno al dibattito politico quotidiano: nei talk televisivi e spesso ‘divisivi’ ascoltiamo molte teorie bianche o nere, con poca capacità di mediazione e di visione.

Il consiglio è di frequentare meno gli studi televisivi e di produrre invece misure concrete e di buon senso che vengano annunciate solo quando definitive e attuabili. L’Italia merita una classe dirigente che sappia traghettare le nuove generazioni nel futuro, con meritocrazia e non assistenzialismo diffuso, con una formazione all’altezza e non livellata e fuori dai radar delle aziende più innovative.

Insomma, l’AD, il CDA seguano finalmente i consigli del Presidente; ascoltino gli uomini e le donne di buon senso che sono la maggioranza di questa Italia e colgano questa occasione unica per ridisegnare il Paese del nostro futuro!

#dettofatto di Giovanni Giorgetti

 

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