Banche, la pandemia delle regole al tempo del Covid-19

di Andrea Cardoni *

 

La gravissima crisi sanitaria sta rivelando tutte le contraddizioni e i limiti dell’attuale modello economico, sociale e regolamentare.

Un modello economico basato sulle sinergie di aggregazione, in cui solo i centri urbani e industriali altamente popolati riescono a prosperare e i territori di provincia sono condannati ad estinguersi.
Un modello sociale basato sulla libera circolazione di beni e persone, che invece di garantire uguali opportunità per tutti, ha drasticamente impoverito la classe media e polarizzato la ricchezza verso le fasce più alte.

Un modello regolamentare, di matrice inesorabilmente europea, che in una prima fase ha apportato virtuosi e necessari miglioramenti, ma che si è poi trasformato in una minuziosa ed asfissiante gabbia normativa. Basti pensare, sul piano aziendale, alla regolamentazione bancaria e ai codici della crisi di impresa e degli appalti.
Non servono molte parole per comprendere quanto la drammatica crisi sanitaria che stiamo vivendo andrà ad impattare drasticamente su tutto questo.
I centri di aggregazione urbani e industriali sono diventati focolai di diffusione del virus.

Le polarizzazioni sociali si stanno aggravando e il sistema socio-sanitario pubblico, penalizzato da continue razionalizzazioni, rischia il collasso.
Il modello regolamentare, di matrice positivista e tecnocratica, presenta prescrizioni oggi impossibili da rispettare che, se non modificate, bloccheranno qualsiasi tentativo di ripresa nel lungo termine, infliggendo un colpo letale al sistema paese. Gli indicatori per la prevenzione della crisi di impresa, statisticamente fondati sui cicli economici passati, si dovranno applicare ad un sistema produttivo e commerciale che uscirà devastato dall’ emergenza sanitaria, in cui almeno la metà delle aziende italiane verrebbe segnalata come critica. Le normative di vigilanza bancaria dovranno fare i conti con bilanci bancari messi a dura prova dalle crisi aziendali e dalle minusvalenze sui titoli legate alla fase recessiva dei mercati finanziari.

Le conseguenti perdite ridurranno il capitale di vigilanza che, stante le attuali regole, potrebbe impedire anche la più elementare operatività se non, addirittura, richiedere l’avvio dei piani di risanamento. Se non liberato da queste maglie stringenti che provengono da Bruxelles e da Francoforte, il sistema bancario rischia la crisi sistemica. In questa situazione di eccezionalità, la pubblica amministrazione dovrà spesso intervenire con provvedimenti agili e tempestivi dove il codice degli appalti, già aspramente criticato nelle passate condizioni di normalità, potrebbe provocare ritardi e inefficienze di gravissima portata.

E’ difficile dire cosa ci aspetta, ed è chiaro che la priorità assoluta sia la risoluzione tempestiva dell’emergenza sanitaria, per la salute e il benessere dei cittadini.
Ma di sicuro si apre per il modello economico, sociale e regolamentare una fase completamente nuova, estremamente critica. Per assorbire uno shock così radicale è necessario come minimo allentare, per almeno cinque anni, le maglie regolamentari per poi avviare un profondo ripensamento sui pilastri stessi del modello che, alla luce dei fatti, si sta rivelando tutt’altro che sostenibile.

 

(*) Componente del Comitato Scientifico e di Indirizzo ESG89 – Professore di Economia aziendale Università di Perugia