La diversità culturale in azienda

In coincidenza degli Stati generali dell’economia, lanciati con l’obiettivo di far ripartire il Paese, Fondazione ISMU sottolinea l’importanza della valorizzazione delle risorse umane immigrate per la crescita e la competitività delle aziende italiane. Infatti, la “diversità”, quando entra in azienda, può diventare un punto di forza: molte imprese italiane lo sanno e, assumendo un importante ruolo di responsabilità sociale, si stanno facendo promotrici attive dell’inclusione lavorativa di migranti e rifugiati.

Così da oggi ISMU mette a disposizione online, alla pagina www.ismu.org/diversity-management-pratiche-per-integrazione-dei-migranti/, un repertorio di pratiche aziendali che, su tutto il territorio nazionale, mirano a coniugare istanze di inclusività e obiettivi di competitività e innovazione, creando un modello di inclusione lavorativa in grado di valorizzare le competenze dei migranti.
Il repertorio è stato creato nell’ambito del progetto di ricerca DimiCome (Diversity Management e Integrazione. Competenze dei migranti nel mercato del lavoro), realizzato da Fondazione ISMU e co-finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), che ha come partner l’Associazione Francesco Realmonte Onlus; il Centro Estero per l’Internazionalizzazione Scpa (Ceipiemonte); il Centro Interculturale Mondinsieme; la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus; l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (Unioncamere); l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro; l’Università di Verona.

Obiettivo di DimiCome è promuovere l’integrazione economica dei migranti tramite la valorizzazione delle loro peculiarità e competenze – in particolare quelle sviluppate grazie al percorso migratorio e alla condizione di doppia appartenenza –, massimizzandone l’impatto positivo sulla competitività aziendale. Un obiettivo delineato prima che esplodesse l’emergenza Covid-19, ma che oggi assume una straordinaria attualità. 
“Questi mesi ci hanno resi tutti più consapevoli della necessità di un cambio di paradigma che rimetta al centro la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici, la qualità del lavoro e la valorizzazione dei talenti individuali, la capacità di coniugare obiettivi di profitto e responsabilità sociale di impresa, la sostenibilità delle scelte di sviluppo, il ripensamento della globalizzazione per come è stata finora interpretata”, spiega la professoressa Laura Zanfrini, Responsabile del Settore Economia e Lavoro di Fondazione ISMU. “Altrettante sfide rispetto alle quali i percorsi di inserimento di migranti e rifugiati costituiscono una sorta di ‘cartina di tornasole’, e che consegnano alle imprese l’opportunità di favorire un vero e proprio salto di qualità del modello italiano di integrazione, nel quadro di un riposizionamento competitivo non più procrastinabile e che ci aiuta a guardare con speranza al futuro che ci attende”.

DimiCome ha mappato oltre 60 aziende che vengono presentate sul sito (www.ismu.org/diversity-management-pratiche-per-integrazione-dei-migranti/) attraverso una scheda sintetica e che sono dislocate in cinque diversi territori regionali: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. Esse spaziano dall’impresa multinazionale, all’azienda di dimensioni medio-grandi fino alla piccola o micro-impresa, e appartengono a diversi settori: da quello manifatturiero a quello ospedaliero o della cura, dai servizi per l’ambiente a quelli integrati o alla persona, dalla cultura alla formazione o sviluppo di progetti, dall’agricoltura al commercio, dall’edilizia alla ristorazione-hospitality, dalla logistica fino ai trasporti.
Si tratta di aziende che, per promuovere l’inclusione lavorativa e la valorizzazione delle competenze dei migranti, realizzano una molteplicità di interventi, quali ad esempio pratiche di Diversity Management, formazione, sostegno all’auto-imprenditorialità, accompagnamento nella ricerca attiva di lavoro, tirocini, programmi di welfare aziendale, progetti per promuovere la cultura dell’inclusione e del dialogo interculturale nelle comunità di riferimento. Buone pratiche che “DimiCome” ha l’obiettivo di promuovere e far conoscere sia a livello nazionale che europeo con lo scopo di valorizzarle come catalizzatori di processi di contaminazione positiva e di innovazione del mondo del lavoro.

Attraverso un processo di consultazione degli stakeholder locali, delle oltre 60 aziende ne sono state selezionate 15 che hanno costituito l’oggetto di uno studio più approfondito dal quale prenderà le mosse il disegno di un kit formativo da diffondere gratuitamente tra tutte le aziende italiane
Il progetto ha previsto anche la definizione di Linee guida per l’identificazione e la valutazione delle soft skill dei migranti, già pubblicate sul sito ISMU (disponibili al link www.ismu.org/linee-guida-per-lidentificazione-e-la-valutazione-delle-soft-skill-dei-migranti/), e la messa a punto di strumenti per la sensibilizzazione/formazione dei diversi stakeholder sulle strategie per la valorizzazione delle competenze degli immigrati. 
Parallelamente all’azione che coinvolge le aziende, DimiCome realizza una serie di attività rivolte sia alle realtà impegnate nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, sia agli stessi migranti. Il progetto punta, infatti, non solo a migliorare le metodologie esistenti per il riconoscimento delle soft skill degli stranieri (tra cui problem solving, abilità nella comunicazione interculturale, intelligenza emotiva, etc.), ma anche a dotare 120 cittadini stranieri – tra cui beneficiari di protezione internazionale o sussidiaria o titolari di permesso per motivi umanitari, disoccupati di lungo periodo e giovani NEET –  di un portfolio di soft skill da utilizzare nella ricerca attiva di lavoro. 

 

 

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