Intesa-Ubi, il matrimonio dei big del credito e il futuro delle pmi – I pareri di Giorgetti, Ghisolfi e Del Savio

Da sinistra Giovanni Giorgetti, Beppe Ghisolfi e Maurizio del Savio

Il 17 febbraio scorso a mercati chiusi è stata annunciata l’operazione che probabilmente, se andrà in porto, sconvolgerà gli equilibri bancari nazionali ed europei. Numeri da favola che entusiasmano la finanza italiana e internazionale, i grandi gruppi industriali e i grandi interessi.

La domanda, però, che mi sono posto leggendo l’annuncio è stata: a questo punto quali saranno i riferimenti del credito per le PMI? Vale a dire per tutti quegli imprenditori che quando si rivolgono agli istituti di credito, di solito, non viene steso il cosiddetto ‘tappeto rosso’?
La risposta potrebbe risultare spontanea e quindi la preoccupazione per le sorti di tanti piccoli e medi imprenditori risulta palese. Soprattutto nei nostri territori, quelli dell’Italia centrale, dove la presenza di grandi gruppi industriali è veramente limitata. In Umbria (vedi Annuario Economico di Umbria e Marche) le società con volume d’affari superiore a 10 milioni di fatturato non supera le 300 unità (comprese le società che fanno parte di gruppi) e nelle Marche, quelle over 20 milioni sono circa 250.

Ecco quindi la necessità di porsi un’altra domanda anche di tipo politico-economico: non sarà che il declino degli ultimi anni di Umbria e Marche che sono scivolate in basso in termini di Pil sia dovuto anche alla crisi del credito (vedi fallimento di Banca Marche, Etruria…) e la conseguente riduzione degli impieghi verso Pmi e professionisti?

Credo sinceramente che il tema del credito al sistema economico territoriale debba diventare un pilastro della politica economica regionale. Sottovalutarlo, anche alla luce delle nuove operazioni di aggregazione, sarebbe imperdonabile per tutti se non vogliamo continuare a leccarci le dita delle ferite di un’economia stravolta dai sistemi finanziari  e digitali internazionali che spesso hanno la propria sede legale nei cosiddetti ‘paradisi fiscali’ infischiandosene se migliaia di saracinesche ogni giorno chiudono!
(Giovanni Giorgetti, ESG89 Group)

Per Beppe Ghisolfi, Tesoriere e Vicepresidente Europeo delle Casse di risparmio  ‘Abbiamo bisogno di banche di livello internazionale . L ‘OPS di Intesa verso Ubi va in questa direzione .

All’Italia, insieme ai grandi gruppi, serve anche una rete di banche di territorio in grado di soddisfare le esigenze di PMI e famiglie. In Germania ci sono 400 Casse di risparmio e 5.000 negli Stati Uniti. Purtroppo da noi il numero delle piccole banche si riduce continuamente. Per i territori la mancanza di una banca di riferimento significa maggiore difficoltà ad accedere al credito.
La banca locale è da sempre una garanzia per le imprese, di cui conosce la storia e le necessità’.

Per Maurizio Del Savio, già Direttore Generale della Bcc di Spello e Bettona, è un’operazione di concentrazione che riduce ulteriormente la concorrenza bancaria e contribuisce a fare ancora più forte l’oligopolio delle poche grandi banche a discapito delle PMI in particolare. Con un’offerta uniforme e rigida: mala tempora!’

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