OPA Banca Intesa-UBI, il commento di Antonello Marcucci (UmbraGroup)

L’OPA lanciata da banca Intesa su UBI va nell’ottica delle direttive della Banca centrale europea che sembra richiedere alle banche italiane maggiori sforzi per creare gruppi più grandi e più efficienti, con un rapporto tra costi operativi e margini di intermediazione che si attesti al di sotto del 60%.

Purtroppo la storia delle fusioni ci ha insegnato che queste operazioni raramente portano a un incremento dei prestiti, il più delle volte generano una loro riduzione. Quando due banche si mettono insieme, troppo spesso gli affidamenti che singolarmente avevano accordato si comprimono anziché aumentare. E questo è un problema serio se pensiamo che negli ultimi 9 anni i finanziamenti concessi a imprese e famiglie produttive sono passati da mille a 700 miliardi, con una flessione del 30%… E questa statistica non considera i mutui concessi alle famiglie per comprare una casa».

La vera sfida del sistema bancario è quella di trovare in un’ epoca di tassi bassi altre fonti di redditività costanti nel tempo. L’ utilizzo delle intelligenze artificiali è sicuramente la strada maestra da seguire. Ma per puntare sulle nuove tecnologie servono investimenti che solo le banche di grandi dimensioni possono permettersi. Come detto le fusioni dal punto di vista dell’erogazione del credito non favoriranno né le grandi imprese né tantomeno le PMI, soltanto che le aziende più strutturate hanno la possibilità di accedere a forme alternative di finanziamento cosa più difficile e complessa per PMI. Forse il vero problema sta nel fatto che a causa della regolamentazione bancaria per gli istituti di credito è sempre più difficile finanziare l’economia reale. Per erogare credito serve sempre più capitale, ci vogliono più accantonamenti e si richiede maggiore compliance. Di conseguenza ci stiamo facendo fare la politica industriale dalla normativa bancaria e la cosa bella è che a oggi non esistono alternative».

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