“Il bilancio, questo sconosciuto”: il grande paradosso nell’epoca dei big data

Siamo in periodo di bilanci, e come ogni anno, si sta consumando il rito dell’adempimento: si chiude la contabilità, si elabora il bilancio con il supporto del consulente esterno, si deposita nel registro delle imprese.

I numeri, esposti diligentemente negli schemi obbligatori, rimangono muti, inespressivi, incapaci di raccontare in modo sintetico e significativo la storia, i risultati e il prevedibile futuro dell’azienda. Dentro le aziende, soprattutto quelle di minori dimensioni, pochi sono coloro che partecipano alla elaborazione del bilancio, ancora meno quelli che lo leggono, quasi nessuno lo usa per quello che è il suo vero potenziale: un formidabile strumento di informazione per “fare la strategia” e “controllare la gestione”, i due capisaldi del mestiere dell’imprenditore.

L’aveva intuito anche Goethe, il grande poeta e letterato del romanticismo, che considerava la contabilità in partita doppia “una delle più acute invenzioni dello spirito umano”, in grado di fornire all’imprenditore le informazioni utili per controllare l’andamento generale dei suoi affari senza perdersi nei dettagli.

 

Nell’epoca dei big data, dell’informazione in tempo reale e della digitalizzazione, dei processi decisionali snelli, veloci e tempestivi, di un mondo che viaggia alla velocità della luce e che in tre mesi si può rivoluzionare, l’unico strumento informativo già disponibile a costo zero in tutte le aziende è spesso relegato ad una funzione marginale ed intrappolato nelle logiche dell’adempimento.

E questo è davvero un paradosso! Ma proviamo a capire perché. Non è un problema di strumenti, ma di competenze!

 A parere di chi scrive le ragioni sono tre:

-Un atavico ed obsoleto pregiudizio sul carattere “fantozziano” della contabilità e del bilancio che, per buona pace di Goethe, vengono considerati come pesanti orpelli burocratici, un male necessario imposto dagli obblighi di legge o dalle norme tributarie, da lasciar gestire a pochi addetti ai lavori senza nessun legame con la vera vita strategica e operativa dell’azienda;

-Una perdurante confusione che viene fatta tra le competenze necessarie per la “elaborazione” del bilancio e quelle riferite alla sua “lettura e interpretazione”. Le prime, in qualche modo presenti nelle aziende, riguardano le poche persone che padroneggiano le regole della partita doppia e che conoscono a fondo i processi amministrativi.  Le seconde, molto più rarefatte e spesso assenti, dovrebbero invece appartenere a tutti i soggetti apicali e formare una base di dialogo con i livelli operativi.  Se poi è la scarsa attendibilità del documento che in alcuni casi può preoccupare, basti pensare che un bilancio ben letto e analizzato è in grado di fornire preziose informazioni gestionali anche se mal elaborato;

– Una diffusa tendenza, tipica delle aziende di minori dimensioni, a non utilizzare informazioni oggettive e strutturate per prendere le decisioni aziendali in modo condiviso. Si prediligono meccanismi intuitivi, destrutturati e basati su informazioni parziali, con un modello di decision-making sbilanciato su un approccio imprenditoriale piuttosto che manageriale. Anche quando si tratta di società di capitali, la governance  e i consigli di amministrazione sono molto formali, intermittenti e impossibilitati ad operare con criteri più strutturati proprio per la mancanza di indicatori di sintesi che il bilancio potrebbe tranquillamente fornire.

Tre ostacoli da rimuovere subito.

Con l’emergenza COVID siamo in un momento particolare, drammatico e tutti sanno che il bilancio che si sta chiudendo sarà scarsamente rappresentativo dei possibili andamenti previsionali. Ma per progettare il futuro e allinearsi ad un ambiente sempre più tecnologico e ricco di informazioni, dove è necessario prendere decisioni tempestive, strutturate e condivise, il mio consiglio è iniziare sin da subito e rimuovere i tre ostacoli sopra menzionati. Bastano 5 numeri per leggere esaustivamente tutti i vari aspetti della gestione: e questi 5 numeri possono essere tranquillamente ricavati dal bilancio. Proprio quello stesso bilancio che verrà depositato nel registro delle imprese.

Di Andrea Cardoni

 

 

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