Grimaldi (Confindustria Macerata):’ La burocrazia è un “macigno” che ostacola la ripresa – Il Governo, le imprese, i sindacati, le associazioni di categoria e le banche: tutti hanno il dovere di fare sistema per salvaguardare l’occupazione e l’economia dei territori’

Ottimista, uomo d’azienda, crede nella forza del gruppo e nella leadership, Sauro Grimaldi è prima di tutto un imprenditore a tutto tondo oltre che Presidente Piccola Industria di Confindustria Macerata, componente del Comitato Piccola Industria Confindustria Marche e Tesoriere dell’Ance regionale.

Abbiamo richiesto di ‘conversare’ su ‘cuoreeconomico’ proprio con lui per capire da vicino quale sarà il futuro della Pmi nelle Marche e a livello nazionale. Il Covid-19 ha evidenziato i mali eterni del tessuto economico regionale fatto da moltissime Pmi: sottocapitalizzazione e spesso mancanza di liquidità, che sommate a tante misure governative non sempre centrate, potrebbero mettere a rischio il tessuto economico.

La via di uscita, secondo Grimaldi, è quella comunque di ‘fare squadra’ fra tutti gli stakeholder del territorio per trovare le giuste soluzioni per una ripartenza decisa e senza tentennamenti.

 Grimaldi, il COVID-19 rappresenta sicuramente uno tsunami economico soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni e spesso sottocapitalizzate…

‘La sottocapitalizzazione è purtroppo un fenomeno abbastanza presente nel panorama imprenditoriale italiano, che in grande parte è composto da piccole imprese spesso a carattere familiare.

E’ evidente che senza una capitalizzazione adeguata le aziende sono impreparate a superare i periodi lenti del ciclo economico e/o a fronteggiare una qualsiasi crisi, come in questo caso quella attuale del Covid19.
Il problema è reale, tra le motivazioni che portano l’impresa a non investire su se stessa c’è senza dubbio nel nostro Paese un sistema di tassazione del profitto che raggiunge percentuali altissime, che penalizza e non consente alle aziende di fare un serio programma di capitalizzazione.
D’altra parte però dobbiamo anche dire che, soprattutto per la piccola azienda, manca a volte la cultura d’impresa, alcune imprese sono ancora troppo legate a schemi d’impostazione familiare. E’ indubbio che da parte di alcuni imprenditori c’è stata poca propensione nell’investire nell’innovazione e nella crescita della propria attività’.

Come riusciremo a venire fuori da questa crisi e in quanto tempo secondo la sua esperienza?

‘Sono ottimista, il sistema delle imprese ne verrà fuori sicuramente, il fattore tempo è quasi impossibile da stabilire, di certo, secondo me, sia il come che il quando passano per un concetto molto semplice ora più che mai indispensabile; lavorare cioè in un’ottica di squadra con l’unico obiettivo di uscire da questa tremenda crisi e rilanciare il sistema economico e sociale.
Occorre, affinché ci sia stabilità e si ritorni ad una fiorente economia, grande sinergia, unità di intenti tra tutti gli attori del sistema.
Il Governo, le Imprese, le Organizzazioni sindacali, le Associazioni di categoria, le Banche: tutti hanno il dovere di cooperare e non contrastarsi reciprocamente tenendo presente l’interesse comune che è salvaguardare l’occupazione e  la ripartenza dell’economia per il benessere del territorio.
La politica deve nel fare le scelte e le programmazioni tenere conto delle indicazioni delle parti sociali e delle imprese; servono certezze, equilibri, non “guerre” interne per diverse posizioni di partito, deve essere inoltre attuata da subito una semplificazione sostanziale delle pratiche burocratiche.
La burocrazia è un altro “macigno” che ostacola la ripresa.
Credo fermamente che se si lavora con queste finalità usciremo dalla crisi e in tempi anche più rapidi di quello che si possa pensare, ma ribadisco il concetto, unità di intenti in un’ottica di squadra non di competizione, che sia politica o di categoria’.

Lei è nel Comitato regionale della Piccola Industria di Confindustria e opera nel comparto dell’edilizia, uno dei settori più colpiti dalle recenti crisi economiche. Possiamo ipotizzare, Grimaldi, un rilancio legato al super-bonus del Decreto Rilancio?

‘Non credo sia questa la strada, cioè del super bonus del decreto rilancio perché è  solo un incremento del sistema di sussidiarietà che non può essere la soluzione.
Invece è necessaria una politica governativa che abbia visione e strategia, con figure qualificate che sappiano interpretare l’economia proiettandola su scenari futuri. Sinceramente con tutto rispetto non è pensabile, seppure ammettendo la grande difficoltà che stiamo attraversando, che un Premier possa rispondere in una conferenza Stampa “di non avere la sfera di cristallo”, non si può navigare a vista, occorrono analisi accurate da interpretare con scelte coraggiose che guardino avanti su basi di previsioni economiche/finanziarie’.

Nella mission della sua società troviamo spesso il termine ‘persona’ e ’leadership’. Valori imprescindibili per una azienda vincente…?

‘Ritorno al concetto di prima; l’essenzialità, cioè, per chi ha il compito di fare delle scelte, che siano politiche o aziendali, di essere un vero leader, avere carisma, la capacità di riuscire a pensare strategie per il futuro, a “guidare” una squadra per il raggiungimento di obiettivi stabiliti e determinati.
Il che non significa assolutamente esercitare il comando, tutt’altro, il termine leadership non si può tradurre in italiano con una parola, è un vero concetto che passa per processi differenti a secondo del contesto.
Aristotele ad esempio sottolineava che chi aspirava ad avere ruoli decisivi dovesse essere educato alla morale e all’etica.
C’è leadership quando c’è la squadra. Una buona leadership influenza il successo di un gruppo che sia aziendale o politico.
Alla base di ogni decisione e azione c’è il rispetto assoluto della persona in quanto tale, nella mia azienda il lavoro è sempre stato improntato in una cooperazione totale del gruppo con condivisione degli obiettivi da raggiungere.
I miei collaboratori sanno che mi definisco ‘intraprenditore’ termine da me “coniato” che credo renda bene l’idea’.

Infine, Grimaldi, che valutazione si sente di dare al Governo attuale per come ha affrontato la crisi economica e la pandemia sanitaria?

‘Dare una valutazione sul Governo la lascio agli opinionisti, non posso e non riesco a dare una giudizio in termini specifici.
Al problema pandemia che ha creato una crisi economica strutturata e globale, credo e sfido chiunque ad avere una risposta risolutiva.
Ritengo però che la politica debba lavorare e fare scelte in modo da essere sempre pronta ad affrontare calamità che si ripetono ciclicamente, è importante poi investire ingenti risorse sulla ricerca e le infrastrutture, quest’ultime rappresentano un problema atavico mai sostenuto in modo serio e strutturale; è necessario inoltre come ho già detto non navigare a vista ma avere prospettive strategiche e ipotesi reali di rilancio.
In ultima analisi ritorna il concetto di squadra, in questo momento di gravissima difficoltà ognuno nella diversità di ruoli e competenze deve operare in piena collaborazione avendo ben chiaro l’obiettivo da raggiungere: fare uscire il Paese dalla crisi’.