Distretti in crisi: il calzaturiero delle Marche

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Lo storico distretto calzaturiero delle Marche danneggiato dalla situazione internazionale

Non solo la contrazione del PIL regionale e le conseguenze del sisma del 2016, ad aggravare l’andamento economico del settore calzaturiero marchigiano concorre anche la situazione internazionale.

Tensioni UE-Russia

L’embargo dell’Unione Europea nei confronti della Russia e le rispettive controsanzioni hanno determinato una flessione dell’export italiano; l’Italia è infatti il secondo partner  russo per import-export in Europa, sesto nel mondo.

L’embargo, deciso nel marzo 2014 in seguito alla crisi di Crimea, nel suo contenuto economico ha quindi influito fortemente sulle esportazioni italiane e specificamente ha colpito il settore calzaturiero che vedeva nella Russia un importante sbocco commerciale.

I dati

Nel 2013 l’export verso la Russia era valutato da Eurostat a 10,77 miliardi di euro, nel 2016 – in regime di embargo e in pieno vigore delle ritorsioni economiche russe –  è sceso a 6,69 miliardi di euro.

Nel 2017 si è registrata una ripresa fino a quasi 8 miliardi di euro, ma la causa va cercata all’interno dell’economia russa.

Il Cremlino dipende fortemente dagli idrocarburi per le entrate in valuta pregiata , essendo l’economia russa basata sulle materie prime – soprattutto gas e petroliio – che pesano per circa il 70% sul PIL (stime Carnegie Endowment).

Nel 2017 c’è stata un leggera ripresa dopo due anni di recessione durante i quali il PIL è diminuito del 3%, recessione causata appunto dalla discesa del prezzo del petrolio da cui dipende anche l’andamento del gas.

Il rublo debole resta quindi la causa fondamentale della flessione delle esportazioni.

Prospettive geopolitiche

Oltre alle controsanzioni economiche, la Russia si è attivata anche politicamente per creare un’organizzazione sovranazionale da contrapporre all’Unione Europea: l’Unione Economica Eurasiatica.

Con essa ne fanno parte Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kyrgyzstan e lo scopo va oltre la cooperazione economica: si punta all’enfatizzazione del sentimento nazionalista, contrapponendosi quindi anche ideologicamente all’Unione Europea.

La situazione non sembra di prossima risoluzione.

Tensioni globali, ricadute locali

Questo lo scenario internazionale dietro alla crisi che sta vivendo il distretto calzaturiero delle Marche.

Il mercato russo è fondamentale per molte imprese marchigiane del settore, alcune sono fallite ed altre stanno soffrendo pesantemente anche a causa della stagnazione di domanda interna.

La struttura stessa delle aziende marchigiane le espone di più a questo genere di contrazioni: sono infatti piccole e medie imprese con lavorazioni semiartigianali.
E a cascata ne risente tutta la filiera economica.

In dieci anni le imprese del distretto sono scese da 2.064 a 1.544 e gli occupati da 23 mila a 20 mila; soltanto nel primo semestre 2018 si sono persi 1.255 posti di lavoro in seguito alla chiusura di 91 imprese.

La richiesta dello stato di crisi industriale per il distretto calzaturiero fermano-maceratese è sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico, ma si deve andare oltre a misure che – seppur necessarie – non risolvono definitivamente il problema.

Come ha affermato l’assessore Manuela Bora – tra gli speaker invitati al Glocal Economic Forum ESG89 Perugia 2018 – è necessario puntare su innovazione e internazionalizzazione.

ESG89 Group si è assunto il compito di cominciare ad agire concretamente per una ripresa strutturale e ha organizzato un incontro economico unico nel suo genere nel Centro Italia, incentrandolo sul tema: la società, l’economia, il valore dei territori.

Il Glocal Economic Forum ESG89 – Perugia 2018 è il bilaterale tra i protagonisti di Umbria e Marche che, dall’’11 al 13 ottobre, si incontreranno per creare le sinergie necessarie ad un rinascimento economico, culturale e sociale di due regioni accomunate da valori, interessi e tessuto imprenditoriale.

(Fonte: IoConosco.it, IoValuto.it)

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