De Pascale(Confindustria Sardegna):‘L’economia sarda soffre ma sono tanti i punti di forza. L’isola punti su agroalimentare ed energie alternative. Turismo: ampi margini nel sud’

(Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna)

L’economia sarda è uscita dal lockdown col fiato corto. Il Crenos, il centro studi dell’Università di Cagliari e di Sassari, prevede un calo della domanda turistica del 50% e una caduta del Pil dell’11,9%. Numeri allarmanti che però non devono scoraggiare. Ne è convinto Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna, numero ‘uno’ della Camera di Commercio di Cagliari e primo azionista di Sogaer, la società che gestisce l’aeroporto del capoluogo isolano che ha voluto ‘conversare’ con ‘CUOREECONOMICO’ per delineare il futuro della sua regione.

Abbiamo tanti punti di forza”, dice De Pascale. “abbiamo lavoratori molto qualificati e settori con un futuro importante. Ma dobbiamo essere più attrattivi”.

Come?

“Dobbiamo sfruttare meglio la nostra autonomia regionale, senza perderci in lotte ideologiche improduttive. Sono in corso di approvazione le zone economiche speciali che promettono vantaggi in termini di fiscalità e di alleggerimento burocratico. Ma non basta”.

 A cosa si riferisce?

“Non avendo il gas naturale, abbiamo un costo di energia per prodotto superiore alla media nazionale. Ha poco senso dire che l’energia elettrica ci costa quanto in Lombardia. La differenza, in Lombardia, è che io posso scegliere l’energia elettrica, il metano o altre fonti. Da noi invece è impossibile. Lo Stato deve eliminare questo gap. Un ritardo che, comunque, può diventare un fattore positivo se noi, nel frattempo, riusciamo a mettere in moto un’economia circolare sfruttando le fonti rinnovabili”.

 Quali settori sono oggi i più attraenti?

“Abbiamo un mix di attività notevole. In Sardegna è presente l’industria e tante aziende innovative. C’è poi l’agricoltura e l’agroalimentare, settori che, in percentuale, pesano di più rispetto alla media nazionale. Ma il problema è la parcellizzazione. L’agricoltura, per potersi riprendere, deve avere una riforma del catasto agrario: questo per poter soddisfare la richiesta interna e soprattutto per esportare. Abbiamo tante produzioni di qualità, ma quando si parla di quantità ci si accorge che non sono così significative da interessare i mercati nazionali e internazionali. Si pensi al nostro vino. Le cantine sarde sono apprezzate, ma se non fanno rete fra loro difficilmente aggrediranno i mercati esteri”.

 Il turismo, post covid19, soffre. Come vede il futuro?

“Con molti margini di crescita. Soprattutto nel Sud della Sardegna dove può essere replicato il modello di sviluppo che l’Aga Khan è riuscito a creare in Costa Smeralda”.

 

di Lanfranco Olivieri

 

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