Combinatoria, la comunicazione fattore strategico per il post-Covid19. Controproducente mantenere gli stessi standard. Calibrare quindi nuove forme di ‘racconto’

(Da sinistra Elisa Cicognola e Barbara Verducci, Combinatoria Creativa)

La comunicazione è da sempre alla base del successo di un’azienda, di un brand, di un prodotto/servizio, di un imprenditore. Abbiamo a tal proposito voluto dialogare con chi della comunicazione ne esprime il massimo valore attraverso la propria professionalità. Combinatoria, l’agenzia di Elisa Cicognola e Barbara Verducci, tende ad entrare nel cuore della visione imprenditoriale e a farla ‘esplodere’ attraverso la cosiddetta ‘buona comunicazione’, quella legata anche ai risultati e alle performance.

Con Elisa e Barbara abbiamo voluto ‘conversare’ su ‘cuoreeconomico’, proprio perché le imprese, superata la fase tragica della pandemia sanitaria, dovranno affrontare il tema della ripartenza e quindi non prescindere da un’azione comunicativa rinnovata e incisiva, seppur con budget forse ridotti.

 Il COVID 19 ha praticamente colpito in modo violentissimo l’economia nazionale. Da dove ricominciare. La comunicazione può essere un fattore su cui puntare?

 ‘Nessuno conosce ancora le dimensioni che potrà raggiungere la crisi indotta dalla pandemia. È ipotizzabile che si tratterà di uno shock ancora peggiore di quello seguito alla grande crisi finanziaria del 2007-2008. E se è vero che i modelli del passato non possono essere presi come riferimento assoluto, è un fatto che nei periodi di maggiore difficoltà economica investire in comunicazione è strategico e cruciale’.

Le Pmi saranno quelle che più soffriranno questa situazione improvvisa. Temete che gli imprenditori, sbagliando, taglieranno gli investimenti in comunicazione?

 ‘Come dimostrano anche le campagne adottate dai grandi gruppi e non solo in questi mesi, è fondamentale non perdere il contatto con il proprio pubblico e la propria clientela. Quando tutto intorno sembra affondare serve far passare il messaggio che l’azienda c’è ancora, e ci sarà.

Mai lasciare il dubbio che non sia in grado di sostenere l’instabilità del momento. L’altro aspetto centrale è relativo alla stessa funzione delle aziende, che in molti casi è e sarà costretta a cambiare per adeguarsi e adattarsi al nuovo mondo in cui abbiamo cominciato a vivere subito dopo l’inizio dell’emergenza Coronavirus. Numerose imprese si sono trovate costrette a riconvertire la propria attività, o hanno avuto l’intuizione di farlo.

In questi casi è ancora più importante comunicare nel migliore e più chiaro dei modi il nuovo corso intrapreso. Indubbiamente è controproducente mantenere gli stessi standard di comunicazione di prima: apparirebbero obsoleti, darebbero un’impressione profondamente negativa. Meglio quindi calibrare nuove forme di racconto, sperimentare strumenti nuovi, diversificare il più possibile in base a target di potenziale clientela che, per tipo e distribuzione, saranno inevitabilmente diversi rispetto a prima.

La comunicazione, in tempo di pandemia, è ancor più che al solito un investimento a medio e lungo termine che, se fatta nel modo giusto, porterà sicuramente buoni frutti’.

La vostra società opera prevalentemente fra l’Umbria e le Marche.Quale regione sarà più pronta alla ripartenza?

 ‘È impossibile dirlo. La situazione appare critica ovunque, e molto fluida. Faranno la differenza le misure messe in atto dalle Regioni e dallo Stato centrale, e allo stesso tempo sarebbe forse più corretto ragionare in termini di contesto economico in cui le singole aziende si muovono.

Quelle abituate a confrontarsi con mercati internazionali avranno probabilmente più strumenti per reggere l’urto della crisi, anche se potrebbero soffrire la concorrenza di soggetti operanti in Paesi meno toccati dalla pandemia, o che ne sono stati investiti prima. Anche in questo caso, oltre a un’attività di pressione sulle istituzioni perché garantiscano una tutela forte e reale, sarà decisivo approntare una comunicazione chiara e penetrante’.