Codice dei contratti, è arrivato il momento di abrogare

(Arturo Cancrini, Studio legale Cancrini e Partners)

Sono appena giunti a conclusione gli Stati generali dell’Economia, nel corso dei quali diverse proposte – più o meno credibili – sono state lanciate con riferimento alle “sorti” del D.Lgs. n. 50/2016. Senonché, potremmo dire, le parole volano, ma l’esigenza di ripartire dopo il forzato arresto imposto dal Covid-19 rimane.

E’ giunto il momento di abrogare il peggior codice che abbia mai disciplinato i contratti pubblici.

C’è bisogno di scelte pragmatiche che conducano al più presto a risultati tangibili. Nella specie è inutile operare con correttivi o modifiche parziali come si è fatto sinora. E’, infatti, evidente che il codice va riscritto per intero. Senza porre (ulteriore) tempo in mezzo, quindi, va anzitutto individuata una data certa e inderogabile che segni la definitiva scadenza del D.Lgs. n. 50/2016. Un’opzione credibile sarebbe, a mio parere, il 1 giugno 2021.

E dopo questo primo, decisivo passo iniziale, ecco che i tempi saranno maturi (lo sono, invero, già da molto) per intraprendere con convinzione e completare una integrale riscrittura del Codice, fedelmente ispirata alla chiarezza e alla semplicità delle Direttive comunitarie cui aggiungere le norme sulla qualificazione delle imprese che debbono restare in vigore. In quest’ambito occorrerebbe fare un codice snello che distingua gli appalti dalle concessioni come, del resto, già le direttive comunitarie hanno evidenziato. Il modello potrebbe essere quello della legge 584 del 1977, norma di recepimento delle prime direttive sui lavori del 1971. Essa si caratterizzò per l’estrema concisione e la chiarezza dei contenuti. Non c’è bisogno, in altri termini, di disciplinare anche gli aspetti di dettaglio.

C’è, invece, bisogno di poche regole chiare e di immediata ed univoca interpretazione. Occorrerebbe, poi, tornare ad un Regolamento che disciplini la fase dell’esecuzione e ad un capitolato generale che scenda nel dettaglio degli aspetti operativi. Nelle more, sarebbe opportuna l’immediata adozione di un’apposita normativa transitoria “emergenziale”, incentrata sul ricorso, in via privilegiata alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di garae,  per le opere di più grandi dimensioni la nomina di un commissario che possa operare anche in deroga al codice ed alle linee guida ANAC. Ciò allo scopo di far ripartire le opere garantendo occupazione.

Questi sono, a mio avviso, gli step necessari per dare al settore degli appalti pubblici (celermente ma senza inutili imprudenze) quella ventata d’aria fresca di cui essi necessitano dopo quattro anni di intollerabile esposizione all’atmosfera stantia del D.Lgs. n. 50/2016.

di Arturo Cancrini

 

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