Bankitalia: le imprese non investono e le banche rallentano il credito alle Pmi

Dai dati 2018 risulta un buon incremento dell’export, pil a +0,6% ma crollo vertiginoso ad inizio 2019. Rallenta il credito concesso alle imprese. Fra i problemi la poca innovazione e scarsa produttività.

“Il 2015 e 2016 sembravano anni buoni, tanto da farci sperare in una buona ripresa”, commenta il direttore della filiale della Banca d’Italia di Perugia Nicola Barbera, che continua “ Purtroppo da metà del 2018 abbiamo assistito ad un decisivo rallentamento”.

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Nello scorso anno l’attività economica è cresciuta in maniera molto limitata, pari allo 0,6%, ancora al di sotto della media nazionale (0,9%), confermando che l’Umbria è tra le regioni Italiane più colpite dalla crisi economica, colpa soprattutto della bassa produttività del lavoro e delle poche innovazioni”.
E se nel 2018 il PIL  è comunque rimasto positivo, nel 2019 si prevede un drastico peggioramento, nonostante manchino  ancora le stime ufficiali. Al momento i segnali del forte peggioramento stanno nell’export (nel primo trimestre risulta una crescita pari a 0), dovuto all’incertezza nel mercato globale e nell’Europa.
Le aziende, consapevoli di ciò, al momento hanno smesso di investire, probabilmente poco fiduciosi nel prossimo futuro economico.

Tornando invece ai dati del 2018, a differenza di altri settori, l’agricoltura regge bene, dopo il brusco rallentamento avuto invece nei 2 anni precedenti.
Quello che preoccupa è invece il settore industriale, penalizzando soprattutto la piccola impresa. I dati restano comunque negativi, ma con dati in discesa rispetto agli anni precedenti : produzione +1% (contro +2,7% del 2017), ordini +1.2% (3,3%), fatturato +2,1% (+3,1%).

A trascinare tutto è ancora una volta l’export, che nel 2018 ha avuto un incremento pari al +8,7%, grazie anche alla siderurgia, tornata nuovamente ai livelli del 2013. Tutti questi settori nel 2019 hanno però avuto un brusco rallentamento (soprattutto il settore dell’esportazione dei mezzi di trasporto e la diminuzione della spesa per investimenti industriali).
Segnali positivi importanti comunque ci sono, grazie alla diminuzione della disoccupazione (scesa al 9,2% nel 2018), una crescita dei contratti a tempo indeterminato e la fiducia delle famiglie. A differenza delle aziende, infatti, tra le famiglie c’è un certo ottimismo e più fiducia nell’economia regionale e nazionale.

L’ultimo sguardo va agli enti locali, ove risulta un aumento per la spesa corrente dell’1% ed una spesa in conto capitale aumentata invece dell’ 8,4%.
Proseguita infine la riduzione del debito, pari al -5,1% contro il -2,1% della media nazionale.

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