‘Al centro dell’attenzione pubblica oggi dovrebbe esserci il futuro’, Luca Tomassini è già proiettato al post-Covid19. Al Governo consiglia interventi decisi e ampi su fisco e burocrazia. Ai giovani:’Trasformate la passione in competenza!’

Luca Tomassini sta già progettando il post-Covid19 convinto da sempre che sono i ‘fattori distintivi’ a fare la differenza per un imprenditore.

Ecco dunque il tema della formazione, di qualità, fondata non più su paradigmi di una volta, ma che guardi con interesse alla tradizione e all’innovazione, alla tecnologia ma anche alla ‘liberal art’, come ama definirla. Al Governo, poi, il patron di Vetrya, consiglia di iniziare a programmare a medio e lungo termine; magari con provvedimenti sul tema della fiscalità e della burocrazia che possano così sostenere una ripresa duratura e non emergenziale.

 Eccoci nella Fase2 con tutte le incertezze del caso. Probabilmente la ‘pandemia sanitaria’ si sta affievolendo. Ora al centro sono le scelte strategiche per tamponare le falle dell’economia. Tomassini, da dove ripartire?

 ‘Al centro dell’attenzione pubblica oggi dovrebbe esserci il futuro: tutte le scelte e gli sforzi dovrebbero essere orientati a una prospettiva di lungo periodo per favorire una crescita più che mai urgente e duratura. Quello che occorre non sono micro provvedimenti eccezionali quanto sporadici per un’emergenza che come lei giustamente fa rilevare si sta esaurendo, almeno dal punto di vista sanitario; servono invece interventi ampi e decisi per sostenere le imprese, per esempio sulla fiscalità, in modo da creare le condizioni ottimali per riprendere a produrre valore’. 

Un tema che sta particolarmente a cuore degli imprenditori è la formazione, specialmente quella universitaria. Da più parti, anche a causa del Covid19, si sollecita una ‘visione’ nuova nelle frontiere della formazione universitaria che possa prendere in considerazione anche il ‘digitale’. Quale è la sua opinione da imprenditore che probabilmente si attende ragazzi pronti e preparati per la sua azienda?

 ‘La formazione dovrebbe essere considerata il primo fronte da cui ripartire, a tutti i livelli. Deve naturalmente trattarsi di una formazione di qualità, scaturita da un terreno fertile di ricerca e didattica: la possibilità di beneficiare della didattica a distanza può e deve fare la differenza, superando le difficoltà logistiche tradizionali per questo territorio e consentendo di ottimizzare le risorse disponibili, ma la chiave resta la qualità dell’offerta formativa, che deve assumersi la responsabilità piena di preparare i giovani alle effettive esigenze del mercato del lavoro. Basti pensare che durante questa pandemia il digitale ci ha supportato su più fronti, nei campi della logistica, della manifattura, della sanità: ma quanto più avrebbe potuto supportarci, se avessimo potuto contare a tutti i livelli su risorse qualificate secondo i requisiti dell’Industria 4.0?’ 

Se lei dovesse consigliare ad un giovane diplomato le ‘discipline’ su cui orientarsi, su quali orienterebbe le scelte?

‘Oggi abbiamo a che fare con uno scenario estremamente complesso, che ha reso obsoleta la distinzione tradizionale tra discipline umanistiche e scientifico-tecniche. Penso al modello della bottega rinascimentale, al quale qualcuno ha paragonato la mia azienda: un modello nel quale vince la capacità di ibridare i saperi e di trasformare la passione in competenza, conservando l’incanto, ma non i limiti, dell’artigianalità.

A me sembra che per essere davvero preparati occorre affiancare a una solida base di STEM, Science, Technology, Engineering and Mathematics, le caratteristiche delle cosiddette “liberal arts”: capacità analitiche, anzitutto, ma anche visione sintetica, per allenare la capacità di lettura del presente: senza la quale non possiamo pensare di costruire il futuro’.