L’imprenditore contemporaneo deve essere innanzitutto curioso

Fabio Menghini, economista esperto in piccole imprese e web

Siamo da tempo entrati nell’era dell’economia digitale e della conoscenza, si sono abbattuti i confini tra settori e imprese, tra manifattura e servizi, i mercati sono ormai globali.
L’innovazione giunge da dove meno te l’aspetti, non più dal tuo concorrente dello stabilimento accanto, ma magari da un giovane startupper che lavora a Hong Kong e si occupa di cose completamente diverse da quelle che fai tu (per colmo dell’ironia potrebbe capitare che è anche italiano, che viene dalla regione dove tu vivi e operi!).

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E tu, proprio tu, imprenditore o manager, sei certo di essere in grado di accorgertene?
Sei certo di saper cogliere le opportunità e le minacce che ogni giorno possono decretare il successo o il fallimento della tua azienda?
Stiamo attenti a facili generalizzazioni, in Italia, come in Umbria e nelle Marche ci sono tanti bravi Imprenditori, capi, manager.

Eppure, entrando nelle aziende, parlando con tanti di loro si ha a volte l’impressione che il mondo si sia fermato appena fuori dalle mura di cinta. Dentro sembra che tutto sia come sempre: si accentra, si ascolta poco, spesso non si danno ai collaboratori opportunità di esprimere le loro idee, di provare, di farsi avanti.
C’è chi mi dice che ha sempre fatto così e anche questa volta non c’è motivo di cambiare, perché in fondo chi ha creato l’azienda di sicuro sa fare e decidere meglio di chiunque altro. E intanto ci si aspetta che il mondo (che sta viaggiando alla velocità della luce) si riadatti al proprio modo di pensare, agire e governare.

Oggi il capo deve innanzitutto essere instancabilmente curioso, deve aver voglia di provare sentieri nuovi, anche dando per scontato che qualche esplorazione non porterà frutti, magari nell’immediato.
Deve sapere infondere fiducia nei propri mezzi e trasmettere a tutti la passione per il cambiamento, il coraggio di proporre, la forza di esprimere la propria opinione.
Sarà sempre lui a prendere la decisione finale, ma non dall’alto di una gerarchica autoreferenzialità, quanto piuttosto stando in mezzo agli altri, ascoltando, sforzandosi di capire cosa sta accadendo nel mondo.

Pensiero di Fabio Menghini

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