Un giorno con Arnaldo Manini

È mattina presto nell’intima quiete di Villa Mora, nella calda cucina si ode solo il ticchettio dell’orologio a pendolo appeso alla parete, Arnaldo Manini è già seduto a tavola intento a sorbire il suo caffè e a leggere attentamente i quotidiani sotto l’occhio premuroso della fidata domestica Rosina.

Scorrendo le notizie Arnaldo già pensa alla giornata che lo attende, pensa ai suoi collaboratori che a breve arriveranno in ufficio, pensa ai tanti progetti che la Manini Prefabbricati SpA ha animo per il futuro, perché il futuro è un percorso che si costruisce ogni giorno.

Dall’alto dei suoi quasi sessant’anni anni di esperienza sul campo e di vita straordinaria vissuta all’insegna dell’entusiasmo, della curiosità e del coraggio, Arnaldo Manini è uno dei più giovani imprenditori che conosciamo.

Come ogni giorno ad attenderlo per condurlo in ufficio Ernesto, suo autista da tempo.

Manini si accomoda al suo fianco e non perde occasione per scambiare lungo il tragitto qualche sagace considerazione che strappa ad entrambi un complice sorriso.

Quando Arnaldo arriva nel parcheggio della Manini SpA scendendo dall’auto, si trattiene un’istante in più ad osservare con orgoglio la lussureggiante parete verde che perimetra il confine est dell’azienda. La cultura botanica è fonte di grande passione l’imprenditore che ha introdotto il verde sia all’esterno che all’interno dell’azienda, ritrovando nella sapiente cura del giardino un altro modo per esprimere la sua personalità creativa.

Per Arnaldo Manini infatti, la Manini Prefabbricati non è solo una fabbrica ma è un modello, uno stile di stile di vita, che deve soprattutto produrre libertà e bellezza, crescita e armonia.

È con questo spirito che varca la soglia dell’azienda dove ad accoglierlo c’è già un mondo in fermento: i suoi collaboratori, colonne portanti dell’impresa che formano una famiglia eterogenea, ma compatta, capace di seguire con consapevole autonomia l’impronta eccezionale lasciata da Manini.

Il lavoro per Arnaldo anche oggi a ottant’anni come a venti significa sedersi intorno al tavolo della riunione ad ascoltare, incoraggiare e indicare la rotta migliore; ricevere i clienti come un impeccabile padrone di casa; scarabocchiare nuove idee e invenzioni con la matita su un foglio bianco insieme agli ingegneri della ricerca e dello sviluppo. Significa tenere il timone anche nei momenti di maggiore difficoltà, trasmettere i valori su cui si fonda l’anima dell’impresa, indicare l’orizzonte a chi ancora non ha imparato a scorgerlo, insegnare che si può rovesciare il tavolo e cambiare tutto prima che la realtà cambi noi.

Dopo aver trascorso gran parte della giornata fra riunioni operative per approvazione dei progetti, incontri con i clienti e confronti con i tecnici Manini raggiunge il quartier generale della produzione, nel colossale stabilimento della Manini. Qui, dove si incontra e si scontra la forza di cemento e ferro, tra ingranaggi giganteschi, nel clamore dei macchinari si costruisce il futuro dell’edilizia.

È un’emozione ancora intensa quella che abita il cuore di Manini ogni volta che si trova immerso nei rumori e negli odori della lavorazione industriale.

La giornata volge al termine e il consueto confronto serale con il pool direzionale è l’occasione per dire la parola giusta, tirare fuori il suggerimento tempestivo e dare una pacca sulla spalla a coloro che alimentano la visione dell’impresa con il proprio operato.

La sera scende sull’azienda, Assisi brilla in lontananza come una cartolina da cogliere in tutta la sua struggente bellezza dalle finestre dell’ufficio presidenziale, è stata una lunga giornata per Arnaldo, ma la stanchezza non prevale sul senso di gratificazione, sulla certezza di aver appreso nuove cose e sulla convinzione che anche domani continuerà a farlo perché questo è il vero segreto del successo.

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