Turchia, analisi di un mercato a rischio

Turchia sunset

La situazione turca

Con il continuo deprezzamento della lira turca aumenta il rischio commerciale

Il deprezzamento della lira turca, unito alla situazione politica molto critica della Turchia sia a livello interno che internazionale, ha diminuito le importazioni e aumentato il rischio per i pagamenti.

Atradius, tra i leader mondiali nel settore dell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e recupero crediti in Italia ed all’estero, fornisce dati e analisi per meglio comprendere la congiuntura economica turca.

Dopo la breve crisi economica del 2016 dovuta al tentativo di colpo di stato, si è verificata un’impennata spinta da riduzione della tassazione, incentivi economici per l’impiego e misure di supporto al credito il cui esito è stato un incremento del PIL reale del 7,4% nel 2017 (media mondiale 3,8%).

Nel 2018 la situazione è però cambiata: l’inflazione complessiva a maggio è del 12,15%, decisamente più alta dell’obiettivo della banca centrale del 5%, le previsioni per il 2018 di Oxford Economics relative al PIL reale della Turchia sono del 4%, quasi la metà rispetto all’anno precedente e difficilmente – data la situazione socioeconomica e le relazioni internazionali –  si registrerà una crescita reale più alta.

La graduale sistemazione di un’economia nazionale così instabile richiede politiche monetarie e fiscali coordinate e bilanciate, ma fino ad ora si è visto un pericoloso mix di politiche monetarie aggressive della banca centrale che rincorrono gli eccessivi incentivi fiscali del governo cercando di compensare.

L’economia della Turchia dipende molto dai flussi di capitale in entrata a causa del suo basso indice di risparmio; questi flussi sono principalmente a breve termine e volatili.

Essendo la Turchia un forte importatore di petrolio, l’aumento dei prezzi aumenterà ulteriormente il deficit di bilancio che si stima crescere fino al 7,1% del PIL nel 2018.

Scambi commerciali

L’Unione Europea ha la più grossa fetta delle importazioni turche (circa 37%) e per questo potrebbe essere la più danneggiata dalla situazione attuale.
La Turchia potrebbe infatti spostare la sua domanda verso mercati più convenienti come Cina, Russia e Medio Oriente; questa previsione è avvalorata dagli sviluppo della diplomazia turca che sta guardando verso oriente, anche considerando che le trattative per un sempre più improbabile ingresso della Turchia nell’Unione Europea sono bloccate.

Rischio del credito in aumento

Oltre al previsto calo dell’import dall’Unione Europea preoccupa anche l’affidabilità delle imprese turche: il debito estero, seppur alto, è considerato sostenibile dal Fondo Monetario Internazionale ed è principalmente verso il settore privato.

Il debito estero è di oltre il 200% delle esportazioni di beni e servizi, suscettibile di interessi, rollover e rischi del tasso di cambio; il Fondo Monetario Internazionale stima che, in caso di deprezzamento reale della lira turca del 30%, il debito supererebbe l’80% del PIL nel 2023.

Nel prossimo articolo del Mediapress Cuore Economico verranno trattati i singoli settori produttivi.

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