Tempi duri per il mercato del falso – I brand chiedono leggi e sicurezze a tutela dei loro prodotti e del loro nome

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La lotta ai falsi deve tornare al centro dell’agenda politica attraverso la creazione e l’applicazione di norme rigide contro la contraffazione, sia online che offline, e attraverso la messa in opera di sistemi di tutela e controllo digitali in grado di garantire l’originalità di un prodotto e la sicurezza di un acquisto legale per ogni acquirente. È questo quello che, in sintesi, chiedono le aziende e le associazioni produttive di molti settori industriali europei in una lettera inviata la settimana scorsa alla Commissione Europea. Chiedono che la lotta alla contraffazione e la difesa della proprietà intellettuale vengano messi al centro degli interessi delle istituzioni come obiettivo per l’aumento del PIL e come strumento per la tutela della manifattura europea, in tutte le sue manifestazioni, da prodotti falsi e contraffatti.

La lotta alla contraffazione e la tutela della proprietà intellettuale, di cui ha parlato di recente anche il Centro Studi Economico Finanziario ESG89 in merito al Manifesto programmatico presentato da Adm, Associazione dei rivenditori e delle catene di distribuzione di cui fanno parte anche Coop e Conad, in occasione del Black Friday, è un argomento verso il quale le grandi firme, in particolare quelle del mondo della moda, hanno sempre nutrito un forte interesse. Oggi, la situazione è ulteriormente complicata dallo spostamento del mercato dei falsi dall’ambito reale a quello virtuale. È sul web, infatti, che la lotta ai falsi deve muoversi: tra il 2016 e il 2017, più di 2.500 siti di vendita di prodotti contraffatti sono stati chiusi. Ma non basta. La tutela dei marchi e della produzione originale dei brand richiede un’attenzione capillare in ogni singolo momento, per sondare tutte le vaste pieghe del web e assicurare l’effettivo successo delle attività contro la vendita online di prodotti contraffatti.

Esemplare, a tal proposito, è il caso di Moncler, nota azienda di moda che ha lavorato per mesi proprio alla tutela del marchio e dei suoi prodotti dalla contraffazione con risultati sorprendenti: l’azienda ha ottenuto la rimozione di oltre 11.300 inserzioni di vendita sui social e la chiusura di 1.100 siti web di prodotti contraffatti. Un impegno meticoloso e un esempio emblematico che molte aziende stanno cominciando a seguire per proteggersi da falsi e truffatori. Ora è tempo che anche le istituzioni facciano la loro parte con norme certe e pronte all’applicazione.

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