Settore della meccanica: tra rivoluzioni tecnologiche in arrivo e necessità di puntare sul made in Italy

ESG89 ha avuto il piacere di intervistare Emanuele Cerasa della Cerasa Mechanics srl, che già da tempo utilizza due dei nostri servizi strategici rivolti alle aziende, IoConosco e IoValuto. Ci ha esposto la sua autorevole opinione riguardo all’andamento del trend della meccanica. Il settore della meccanica sta vivendo un momento di crescita stando anche ai dati pubblicati da Anima, Agenzia che raggruppa le aziende della meccanica associate di Confindustria che in un recente rapporto economico evidenzia una positiva ripresa per la meccanica italiana. Nel 2015 il fatturato di questo settore ha superato i 44 mld di euro anche per il 2016 le previsioni parlano di un miglioramento. Sulla scia di tali dati secondo lei il settore della meccanica e della subfornitura può traghettare il paese verso un manifatturiero 4.0? Innanzitutto bisogna capire cosa è la rivoluzione 4.0 poiché questo termine ancora manca di una definizione esauriente oltre ad essere associato, sbagliando, ad una vera è propria rivoluzione industriale. La prima rivoluzione interessò nella seconda metà del 700 il settore tessile e metallurgico con l’evento della macchina a vapore e con l’avvio dell’industrializzazione, la seconda, a distanza di oltre 100 anni, vide l’arrivo dell’elettricità e dei prodotti petroliferi con il motore a combustione interna, mentre ancora a distanza di 100 anni, e quindi dopo il 1970, l’evento dell’elettronica e dell’informatica. Pertanto parlare di industria 4.0, paragonandola ai precedenti eventi epocali così importanti e di grosso impatto sull’umanità intera, ritengo sia un no-sense. Quello che l’industria manifatturiera vive oggi e quello a cui sarà sottoposta a breve e medio temine sarà nient’altro che una conseguenza della terza rivoluzione industriale e parlare oggi di industria 4.0 o/e di una svolta epocale come le precedenti è ancora assolutamente prematuro. Forse dobbiamo aspettare almeno altri 50-60anni per parlare di industria 4.0 quando si assisterà all’utilizzo diffuso dell’intelligenza artificiale la quale avrà dei risvolti economico-sociali talmente impattanti da poter essere paragonata a pieno titolo alle 3 rivoluzioni precedenti. Quello che si può dire, al momento, in merito alla crescita del fatturato globale imputabile al manifatturiero in Italia non è nient’altro che un timido segnale di ripresa se paragonato a quelle nazioni facenti parte delle superpotenze mondiali. Oltre questo va comunque detto che sono già oltre 8 anni che l’economia segna dati negativi che hanno portato le produzioni ad un sostanziale rallentamento ed è quindi più che fisiologico che si ritorni a produrre e a rifornire i magazzini da tempo già vuoti. Quali politiche e quali strategie possono sostenere tale transizione? Essendo, come detto prima, assolutamente prematuro parlare oggi di industria 4.0 questo non significa che non bisogna implementare da subito strategie politiche finalizzate a sostenere il manifatturiero. Ritengo che oggi come non mai la politica può giocare un ruolo assolutamente importante per favorire lo sviluppo. Abbiamo e stiamo ancora vivendo un periodo in cui la spesa pubblica ha raggiunto cifre impressionati e in parte fuori controllo: questo ha fatto sì che la pressione fiscale è automaticamente schizzata alle stelle. Ancora oggi, nonostante il lungo periodo di recessione economica che abbiamo attraversato e che ancora non abbiamo superato, i nostri politici e amministratori pubblici non hanno ben capito la portata del danno che questa leva fiscale così pesante a carico delle imprese sta arrecando al sistema economico del nostro Paese. Le strategie politiche sono quindi ben intuibili da tutti e di facile applicazione se si ha la volontà di farlo: drastici tagli alla spesa pubblica associata all’ottimizzazione e all’efficientamento degli organi amministrativi pubblici e forte riduzione della leva fiscale a carico delle imprese associata ad una facilitazione delle incombenze burocratiche. In che modo si è trasformato, negli ultimi anni, il settore della meccanica e quale approccio consiglia alle imprese che operano in questo ambito? La trasformazione alla quale abbiamo assistito in questi ultimi anni è prevalentemente l’inasprimento della concorrenza. La globalizzazione e l’avvento di Internet, come era prevedibile, ha aperto le frontiere del mondo intero facendo conoscere alle imprese i propri competitor distanti migliaia di chilometri. Prima di questo evento le economie dall’altra parte del mondo non costituivano un motivo di preoccupazione per il proprio mercato. Oggi le imprese si devono equipaggiare anche per “battagliare” con l’azienda cinese senza parlare poi di quelle realtà interne al nostro continente come i mercati dell’est Europa e della zona dei Balcani. Il risvolto della medaglia ha comunque un lato positivo: le aziende che hanno retto a questo cambiamento hanno applicato al loro interno politiche di efficientamento e miglioramento di tutti i comparti aziendali: nuovi investimenti per affinare le proprie dotazioni tecnologiche per renderle più avanzate e competitive, miglioramento dei propri software gestionali per avere in tempo reale tutte le informazioni sensibili e strategiche, investimenti per crescita della qualità interna che ha portato le aziende ad essere più efficienti non solo per aumentare la qualità del prodotto ma per essere più dinamici e veloci nella risposta al cliente. Ogni anno l’UCIMU; Associazione di categoria dei produttori di macchine utensili realizza un’indagine sull’età media del parco macchine utilizzato nelle lavorazioni dalle imprese italiane. Guardando ai dati del 2015 emerge che le aziende italiane spesso si avvalgono di macchine “vecchie” con un’età media molto alta, che nel 27% dei casi supera i 20 anni. Quanto pesa l’innovazione tecnologica nell’ambito meccanico e in che modo le aziende possono essere aiutate ad integrare al proprio interno tecnologie più innovative? Ritengo che UCIMU non si dovrebbe preoccupare dell’età media del parco macchine Italiano ma da quante macchine Italiane è composto questo parco macchine. In questi ultimi 20 anni noi imprenditori del settore della meccanica abbiamo assistito ad una vera e propria moria di eccellenti marchi di aziende produttrici di macchine utensili! Noi Italiani eravamo leader indiscussi in questo settore. Sono tantissime le aziende Italiane produttrici di macchine utensili che sono sparite e chi non ha chiuso è stato rilevato da società estere anche di origine asiatica. Abbiamo lasciato un’importantissima fetta di mercato in mano agli stranieri e questo nel silenzio assoluto di UCIMU che avrebbe invece dovuto salvaguardare quel settore che rappresentava da decenni e che costituiva un’importantissima fonte di reddito per tutto il nostro Paese! Solo un dato per capire la portata di questo fenomeno: una tra le più importanti aziende commerciali Italiane di macchine utensile ha festeggiato ad ottobre del 2014 le 10.000 (diecimila) macchine vendute di importazione coreana!! E questo nel giro di poco più di dieci anni. UCIMU non si dovrebbe preoccupare dell’obsolescenza dei nostri parchi macchine ma si dovrebbe piuttosto preoccupare di quante macchine di origine extraeuropea “invadono” le nostre aziende. Detto questo posso confermare quanto per le aziende pesa l’innovazione tecnologica. Gli investimenti in ammodernamento di macchine utensili costituiscono una tra le voci più onerose da sostenere per le imprese. Il costo può oscillare da sopra i 100.000€ per superare anche 1.000.000€ solo per una singola macchia utensile! A questi costi vanno poi sommati la preparazione dei nostri operatori che è tutta a carico delle imprese non avendo qui da noi riscontro nelle scuole pubbliche (e su questo aspetto si potrebbe aprire pure un’altra discussione). Per sostenere le imprese in questi investimenti poco si fa: ogni tanto si riesce ad accedere a bandi Europei la cui istruttoria spesso è una difficile e complicata strada ad ostacoli fino ad arrivare al recente super-ammortamento del 140% decretato dall’attuale nostro governo che comunque giunge in ritardo. Come detto in precedenza la politica anche su questo frangente potrebbe essere determinate per lo sviluppo e l’implementazione di nuovi progetti all’interno delle nostre imprese. La genialità, l’amore per le proprie imprese, l’ostinazione nel voler proseguire anche in condizioni avverse di noi imprenditori italiani non è minore a nessun altro al mondo. Avremmo solo bisogno di terreno più fertile adatto a far prosperare le nostre aziende e il fertilizzante non può che metterlo la politica. Noi mettiamo la nostra testa, il nostro cuore e l’inesauribile lavoro quotidiano.

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