Quando si unisce innovazione e qualità, l’Italia vola – Con un aumento di 13 miliardi nei primi dieci mesi del 2017, la crisi è alle spalle e l’export aumenta

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L’export italiano segna quota più 13 miliardi nei primi dieci mesi del 2017, confermando la ripresa dell’economia italiana e la richiesta sempre crescente del Made in Italy nel mondo. Più facile a dirsi che a credersi, ma l’Italia e i suoi prodotti sono tornati in testa alle classifiche mondiali. Tra luci ed ombre di un’uscita dal tunnel della crisi che premia in maniera differente settori diversi e prodotti differenti, l’Italia è tornata a farsi sentire sui mercati internazionali, dove la qualità e l’innovazione sono sempre di più un binomio inscindibile, come dimostra, ad esempio, l’ultimo acquisto da parte del ministero della Difesa USA di maxi torni verticali dell’azienda Piero Carnaghi del valore complessivo di 10,7 milioni di dollari.

Di ripresa dell’economia italiana si è tanto parlato, e anche il Centro Studi Economico Finanziario ESG89 ha dedicato più volte uno spazio consistente a questo tema e alle aziende che, più di altre, meglio rappresentano questa rinascita dell’economia italiana. A fine 2017, i risultati sono più che positivi: 11,2% di crescita dell’export su base annua, che tradotto in euro significa ricavi aziendali per circa 13 miliardi. Il ritrovato vigore del commercio internazionale è un segnale forte, che ha portato l’Organizzazione Mondiale del Commercio a rivedere al rialzo le stime di crescita del 2017, portandole ad un definitivo +3,6%.

Al di là dei numeri, il risultato più importante è il ritrovato interesse degli investitori e dei paesi esteri, primi fra tutti Stati Uniti e paesi Brics, per la qualità e l’innovazione, che nei prodotti italiani trovano una sintesi perfetta. Tra i settori che vedono un livello di crescita costante e che vanno a costituire una vera eccellenza del paese, il settore farmaceutico è sicuramente il fiore all’occhiello dell’industria italiana. Con il 50% della produzione derivante da aziende straniere che hanno delocalizzato in Italia, è facile intuire come la scelta di spostare la produzione farmaceutica in Italia abbia come fine la ricerca di competenze, qualità e produttività, come sostiene Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Offrire competenze e capacità produttive per attrarre aziende e capitali: un modello da copiare e riproporre anche in altri settori produttivi dell’economia italiana.

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