Quando la famiglia può ‘frenare’ lo sviluppo dell’impresa – La managerializzazione delle PMI come strategia per lo sviluppo

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La sharing economy e lo sviluppo dei nuovi paradigmi economici basati sulla condivisione di idee e competenze è ormai una realtà con cui gli imprenditori devono confrontarsi. Un paradigma da adottare che talvolta diventa un ostacolo quasi insormontabile per gran parte della piccola e media imprenditoria italiana, che per sua natura ha un’impronta gestionale a carattere più familiare che manageriale.

È dunque la managerializzazione delle imprese uno degli argomenti che nascono dal dialogo sulla sharing economy e sulle nuove forme di crescita imprenditoriale basate sull’acquisizione e sviluppo delle nuove competenze richieste dall’Industria 4.0. Ad introdurre l’argomento e prendere una posizione in merito, condivisa pienamente dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89, è stato Donato Iacobucci, professore di Economia Applicata all’Università Politecnica delle Marche, che il 13 ottobre alla 31esima edizione della Classifica delle principali imprese marchigiane, promossa dalla Fondazione Aristide Merloni e ospitata da Confindustria Marche Nord, ha posto al centro del dialogo la questione della gestione prettamente familiare che caratterizza buona parte delle PMI italiane.

Se per certi aspetti, infatti, la presenza di una leadership imprenditoriale basata sulla famiglia è stata un punto di vantaggio in passato in termini di continuità e di crescita, oggi come oggi, nell’epoca della condivisione delle informazioni e della creazione di reti tra aziende e professionisti, il mantenimento della gestione aziendale esclusivamente all’interno della famiglia rischia di diventare un fattore di rallentamento, se non di crisi, dello sviluppo aziendale.

Se da un lato è ormai chiara la necessità di applicare nuovi sistemi di management aziendale ad ogni livello, dall’altro lato tale consapevolezza si scontra con la rigidità degli imprenditori nell’affidarsi a professionisti esterni, che spesso e volentieri non vengono ritenuti necessari allo sviluppo dell’azienda o, nei casi peggiori, vengono percepiti come degli intrusi rispetto ad un ambiente aziendale che è percepito più come un allargamento dell’ambito familiare che come un’attività distinta.

Sono proprio tale rigidità e chiusura tipiche di molte realtà imprenditoriali italiane l’ostacolo che frena lo sviluppo delle PMI, sia nel mercato nazionale che in quello estero, e che compromette talvolta la sopravvivenza stessa dell’azienda. A fronte del desiderio degli imprenditori di inglobare la famiglia nell’impresa e garantire il benessere dell’una e dell’altra allo stesso tempo, vi è la necessità di riconoscere che solo l’apertura ad influenze e contributi professionali esterni è la strada maestra da seguire per conseguire il successo aziendale e ottenere risultati. Altrimenti, la rigidità e la chiusura nei confronti del cambiamento diventano cause inevitabili del declino dell’azienda e della famiglia stesse. Un declino a cui, nel lungo termine, giunti ad un punto di non ritorno, è impossibile porre rimedio.

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