Mercato del sughero: per fare un tappo occorrono 43 anni

Si svolge ogni anno nei mesi di maggio, giugno e luglio nelle sugherete del mediterraneo (Portogallo e Spagna in primis, ma anche nord africa e Sardegna) ed è il processo di estrazione di materia prima più delicato e rispettoso della natura che possa esistere al mondo. La decortica, ovvero, la separazione dal tronco della quercia da sughero della sua corteccia, è un processo che non arreca alcun danno alla pianta, anzi la rigenera. Finalizzato alla produzione di chiusure per vino, ma non solo, può essere paragonato, ad esempio, alla tosatura di una pecora. . Artigiani in questo delicato procedimento sono infatti dei tecnici esperti, per lo più persone che vivono nella zona della foresta per le quali questa attività diventa una preziosa opportunità di lavoro e sostentamento. Ecco che la decortica diventa anche un importante contributo contro la desertificazione sociale, problema che nell’area mediterranea va ad aggiungersi a quello della desertificazione ambientale delle foreste del nord Africa e del sud Europa. Per fare un tappo occorrono 43 anni minimo. Il processo della decortica avviene solo in questo periodo dell’anno: è infatti con l’inizio dell’estate che la linfa si posiziona tra il fusto della pianta e la sua corteccia ed è quindi possibile togliere quest’ultima agevolmente. Elogio dell’attesa paziente e del rispetto dei ritmi naturali, dalla semina alla prima decortica trascorrono 25 anni. Ma il primo sughero non è adatto alla produzione di tappi: è “sughero vergine” e può essere utilizzato solo per la realizzazione di articoli decorativi e prodotti granulati. Dovranno trascorrere altri 9 anni prima della seconda decortica e ancora altri 9 prima che dalla corteccia si possano realizzare tappi in sughero: 43 anni minimo in tutto. E’ solo allora che il sughero raggiunge una stabilità strutturale tale da garantire le proprietà necessarie all’imbottigliamento. Con un ritmo di una decortica ogni 9 anni la stessa pianta può subire questo processo per oltre 200 anni. La corteccia di sughero è però un materiale che va protetto dall’attacco di batteri e funghi che potrebbero comprometterne la qualità. Il Gruppo Amorim infatti preferisce spostare immediatamente il sughero raccolto negli stabilimenti di produzione (9 in tutto distribuiti tra Portogallo, Spagna, Tunisia, Algeria e Marocco) e lasciarlo a stagionare nei suoi piazzali di cemento drenato, diversamente da quanto avveniva in passato quando invece restava nella foresta ed era più esposto alla contaminazione batterica. Qui avviene un’altra pausa: occorreranno almeno sei mesi di stagionatura prima di procedere alla lavorazione e alla realizzazione dei tappi. . AMORIM AZIENDA VERDE a 360°. Anche in Italia Amorim è in prima linea per il rispetto della natura e la riduzione dell’impatto ambientale. Un impegno incarnato da un’attenta politica di sostenibilità aziendale che coinvolge anche il packaging dei prodotti, con una riduzione della quantità di plastica impiegata negli imballaggi dei bancali e con una ricerca rivolta alla sostituzione dei sacchi di imballaggio con alternative biodegradabili. Già da tempo i bancali in legno utilizzati dall’azienda sono certificati PEFC e di recente sono stati introdotti, insieme al nuovo packaging, anche i cartoni certificati FSC. Anche l’energia elettrica necessaria allo stabilimento di Conegliano (TV) proviene esclusivamente da fonti rinnovabili. .