Le PMI e gli imprenditori sono positivi: si può crescere – Per Unioncamere e Mediobanca, la fiducia è ai massimi da 8 anni e l’export traina la ripresa 

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L’imprenditoria italiana si conferma vincente con lo sviluppo delle piccole e medie imprese e con l’avvento della PMI 4.0 questo è quello che emerge dal report dell’analisi annuale effettuata da Unioncamere e l’Ufficio Studi di Mediobanca, impegnati per il sedicesimo anno consecutivo in un’indagine approfondita dello stato di salute dell’impresa italiana e nello studio delle prospettive di crescita nel breve, medio e lungo termine. Il risultato mostra come, a dispetto della globalizzazione che esige numeri e dimensioni sempre più grandi, l’industria italiana continua a primeggiare nella piccola e media dimensione.

L’elemento che sicuramente emerge con più forza da questa indagine è il ritrovato ottimismo, da parte di imprese e imprenditori, che si sta rivelando un carburante fondamentale per la ripresa e la crescita delle aziende. Da 8 anni a questa parte, non si sono mai avuti livelli di fiducia e positività così alti da parte degli imprenditori, e i risultati non si sono fatti attendere: il 55% degli industriali stima di riuscire ad aumentare nel prossimo triennio i propri profitti, e l’export è arrivato a coprire l’89% della produzione.

Ad un’analisi più ad ampio raggio, è l’evoluzione delle PMI nell’arco degli ultimi 20 a sorprendere maggiormente e ad infondere fiducia nel futuro: dal 1996 al 2015, il valore aggiunto è passato dal 12% al 18%, il fatturato dal 14,5% al 18,5% e l’export dal 15,6% al 19%. Protagonisti indiscussi di questa crescita sono i settori agroalimentare, farmaceutico e meccanico, che oggi stanno affrontando positivamente, sebbene in maniera ancora embrionale, il passaggio all’Industria 4.0 e alla digitalizzazione.

Permangono tuttavia dei coni d’ombra in quello che sembra un resoconto più che positivo sullo stato dell’arte delle piccole e medie imprese italiane. Come già messo in evidenza negli studi di lungo termine compiuti dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 nell’ultimo trimestre, le PMI continuano a subire il peso schiacciante dei problemi irrisolti che minano alla base l’economia italiana: la pressione fiscale, la scarsa propensione al ricambio generazionale, l’anzianità dei cda e il numero troppo esiguo di donne all’interno delle aziende. Quest’ultimo punto, che ha trovato uno spazio sempre più consistente nel dibattito degli ultimi anni, trova le aziende italiane alquanto indifferenti e distanti dalle colleghe europee, in cui al contrario le donne aumentano costantemente e in cui la presenza femminile giova sia all’ambiente aziendale che alla crescita stessa dell’impresa.

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