Le PMI battono la globalizzazione e vincono sui mercati – La piccola imprenditoria impara la lezione dell’internazionalizzazione e dell’innovazione

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Venne la globalizzazione, vennero le multinazionali e vennero i mercati globali. Sembrava la fine della piccola industria e l’inizio dell’era dell’imprese globali. Niente di più falso. La storia delle piccole e medie imprese non accenna a fermarsi, e la globalizzazione è passata dall’essere un problema al divenire un’opportunità.

Si è tanto parlato delle piccole e medie imprese e delle criticità che esse incontravano nello svilupparsi sui mercati mondiali e nel rimanere al passo con l’innovazione. Le analisi del Centro Studi Economico Finanziario ESG89, tuttavia, hanno messo in evidenza in maniera innegabile come le PMI italiane abbiano, in realtà, trovato la loro strada verso lo sviluppo sui mercati internazionali sfruttando due fattori che, inizialmente, apparivano più come limiti che come opportunità: innovazione e internazionalizzazione.

Non solo chi è grande può crescere e innovare. Lo dimostra il fatto che, nel 2016, ben 180 milioni di euro sono stati investiti in start up. La cifra può apparire irrisoria se paragonata agli 1,4 miliardi della Francia, ma è comunque indicativa della volontà degli imprenditori di credere nei progetti innovativi e nei loro potenziali risultati. E anche l’apertura delle PMI ai mercati internazionali fa riflettere sulle potenzialità e sulle capacità inaspettate di uno degli elementi fondanti del tessuto economico italiano. Secondo il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi dell’Istat, ben tredicimila piccole e medie imprese, con almeno 35 dipendenti, hanno una posizione stabile sui mercati mondiali e contribuiscono per almeno un quarto al totale dell’export del paese.

Per quanto incredibile, dunque, le PMI italiane non solo resistono alla presenza sempre più pesante delle multinazionali, ma al contrario riescono a mantenere ed espandere la loro posizione grazie alla capacità di integrarsi nella catena globale del valore e riuscendo a valorizzare il Made in Italy anche sui circuiti internazionali. E non solo. Le piccole e medie imprese hanno dalla loro parte, a differenza delle multinazionali, anche l’agilità nel muoversi tra i vari mercati e l’abilità di mantenere un’identità unica data dal background dell’esperienza manifatturiera italiana. Tutti elementi che fanno la differenza in un mondo globalizzato che costringe all’omologazione e alla standardizzazione.

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