L’ Italia è bella ma alle imprese non basta – Scarsi stipendi e meritocrazia inesistente fanno fuggire cervelli e investimenti

Italia

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L’Italia è il paese dell’arte e della bellezza, ma tutto questo basta a farla crescere e a guardare al futuro? La domanda è interessante, soprattutto se la risposta riguarda una valutazione della capacità del Bel Paese di attrarre competenze e capitali per la propria crescita e il proprio benessere. È questo, infatti, quello che ha fatto Adecco presentando la classifica dei paesi e delle città che, a livello globale, risultano essere più attrattivi e stimolanti per giovani talenti e potenziali investitori. Il risultato, tuttavia, lascia l’amaro in bocca: l’Italia si conferma al 40° posto nella classifica internazionale, dietro a Spagna e Portogallo e subito sopra alla Grecia.

Un risultato che deve far riflettere su cosa l’Italia sta sbagliando e sulle potenziali conseguenze di questa scarsa attrattività. Sebbene l’Italia sia per tutti sinonimo di bellezza e alta qualità della vita, come già messo in evidenza dagli studi sulla crescita della manifattura d’eccellenza italiana del Centro Studi Economico Finanziario ESG89, è evidente come queste due caratteristiche non siano sufficienti ad attrarre, e soprattutto mantenere, tutte le risorse, umane e finanziarie, di cui il paese ha bisogno per crescere e svilupparsi. Pesano infatti, in maniera incisiva, l’incapacità di creare un dialogo tra mondo della scuola e mondo delle imprese, la scarsità di posizioni lavorative qualificate e motivanti e le retribuzioni mediamente più basse che nel resto dei paesi europei.

In sintesi, il limite concreto, che in questo momento sembra essere invalicabile per il nostro paese, sta nella totale incapacità da parte delle istituzioni di costruire un ambiente positivo e stimolante che aiuti le aziende a crescere ed espandersi nel lungo periodo. La necessità di strumenti a sostegno dell’industria è chiara a tutti, ma manca la capacità di pensare e mettere in pratica soluzioni a lungo termine. È qui il nocciolo della questione della crisi dell’imprenditoria italiana. Non è dunque solo una tematica dal carattere puramente finanziario, ma ha implicazioni molto più profonde. È il paese stesso, insomma, che appare come un sistema in cui le aziende, soprattutto quelle innovative, e i talenti meritevoli di attenzione faticano sempre di più a trovare spazio per esprimersi e svilupparsi. È su questo punto che istituzioni e società devono lavorare per attrarre le giuste risorse e tornare così a far crescere il paese.

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