Il sisma e la grave devastazione di un ‘sistema’ economico unico

Giorgetti (ESG89) “Il terremoto ha coinvolto più di 2.400 società di capitali con oltre 26.000 addetti e 6 miliardi di giro d’affari – Urgenti misure a sostegno anche dal mondo bancario”

L’Umbria, le Marche, il Lazio e l’Abruzzo: queste le regioni maggiormente colpite dal sisma. Un’area incredibilmente vasta e ricca di piccole e medie imprese. ESG89 Group ha analizzato il territorio e le società di capitali presenti (Spa, Srl, Cooperative) e ha verificato quanta ‘energia economica’ fosse presente. Più di 6 miliardi il giro d’affari, oltre 26.000 dipendenti e più di 2400 top società. Le Marche sono la regione più colpita con il comune di Fabriano in testa.
Al numero delle top aziende di capitali vanno aggiunte poi almeno altre 9/10.000 società di persone, ditte familiari ed individuali.

Ma oltre al territorio direttamente interessato dalle scosse sismiche – aggiunge Giorgetti -, tutto il comprensorio delle 4 regioni risulta frastornato e sappiamo quanto questa situazione di incertezza possa incidere dal punto di vista della ‘fiducia’ imprenditoriale. Si stima inoltre che le aziende che hanno interessi commerciali e produttivi indiretti nelle zone colpite dal sisma possano subire una flessione dei fatturati nel 2017 fino al 25%. Per non parlare dell’indotto turistico, enogastronomico e culturale che in queste regioni rappresenta un driver indispensabile”.

Cosa fare allora per ridare forza e slancio a questo territorio dal punto di vista economico?

Non si può certamente pretendere che gli imprenditori, piccoli, medi o grandi possano riuscire autonomamente a reagire. Sarà necessario mettere in campo tutta una serie di provvedimenti fiscali (Governo) e finanziari (banche) che incoraggino il ripristino. Misure strutturali volte anche all’adeguamento antisismico dei siti produttivi e degli uffici.
L’auspicio è che istituzioni, mondo del credito e imprenditori riescano a raggiungere velocemente una sintesi sugli interventi urgenti e su quelli, invece, da programmare nei prossimi mesi. Non basterà infatti esortare all’acquisto dei prodotti tipici locali per risollevare un territorio costituito anche da industria, manifattura e moda!

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