Accordi di libero scambio dell’UE: Paesi emergenti ed in via di sviluppo strada obbligata?

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Grazie alle ricerche Atradius abbiamo analizzato – senza scendere troppo in dettagli e tecnicismi – le più importanti opportunità fornite dagli accordi di libero scambio (FTA – Free Trade Agreement).

Sappiamo che, oltre ai dati sui singoli Paesi e sui settori che guadagneranno di tali patti, sono presenti molte altre variabili da considerare: gli equilibri di politica interna dei singoli Paesi membri dell’Unione Europea, che a loro volta esprimono gli interessi delle varie categorie produttive, non sono da far passare in secondo piano.

Si stima che il portare a conclusione tutti i FTA in fase di negoziazione e ratifica potrà comportare un aumento del PIL pari al 2%, come se all’Unione Europea venisse aggiunto uno Stato da circa sei milioni di abitanti.

Aumento del PIL significa aumento dei posti di lavoro, quindi maggior spinta anche per il mercato interno e per la stabilità politica ed economica dell’UE; Unione Europea che sta passando un difficile periodo tra Brexit, crisi economica pesantemente subita dai suoi membri meno ricchi, politica internazionale ed equilibri economici con lo storico alleato statunitense.

Ormai superato l’approccio multilaterale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO – World Trade Organization), le trattative bilaterali sono un passaggio obbligato per sviluppare non solo negoziazioni di scambio meramente commerciale, bensì anche accordi su tematiche inerenti appalti,  investimenti diretti, proprietà intellettuale e licenze, sviluppo dei diritti umani.

Le imprese europee potranno avere quindi  nuovi sbocchi con dazi ridotti o eliminati, possibilità di investimento, riduzione della burocrazia per le norme tecniche e sanitarie definite nei FTA in maniera chiara; maggior certezza del diritto anche in materia di proprietà intellettuale, concorrenza e appalti pubblici.

La promozione dello sviluppo sostenibile negli accordi  non è solo questione etica, ma anche economica: stabilire standard minimi necessari in materia di inquinamento o tutele dei lavoratori fa sì che non si creino distorsioni della concorrenza tra imprese obbligate ad essere virtuose ed altre che non lo sono.

Quindi fondamentali gli accordi con gli altri Paesi del G8 e con la Cina, ma altrettanto necessari anche quelli con i Paesi emergenti e in via di sviluppo.

Oltre alle trattative di accordi di libero scambio con Giappone, Canada, Mercosur, Messico, Singapore e Vietnam sono da citare anche quelle con: Malesia, Thailandia, India,  Marocco, Giordania, Tunisia, Egitto, Ucraina, Russia, Stati Uniti (TTIP – Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti), Cina.
Indice

1 – Quadro generale FTA e accordi con il Giappone

2 – Accordi con Mercosur e Messico

3 – Accordi di libero scambio UE: Singapore e Vietnam

4 – Accordi di libero scambio UE: conclusioni

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