Flat tax sì, flat tax no?

Factory

La flat tax è una riforma importante che potenzialmente anche l’Italia potrebbe considerare: i Paesi che l’hanno adottata dimostrano come i presupposti della teoria economica siano stati confermati sul piano della prassi

La flat tax, l’imposta ad aliquota unica, è una riforma importante oggetto del dibattito politico ed economico di questi giorni anche in Italia e si dovrebbe prendere in considerazione in modo positivo per ragioni di efficienza ed equità. Questo ci insegna l’esperienza di quei Paesi che hanno adottato l’imposta ad aliquota unica, dimostrando come i presupposti della teoria economica siano stati confermati sul piano della pratica.

La semplicità della flat tax consentirebbe grandi risparmi di tempo e risorse nella compilazione della dichiarazione dei redditi da parte dei cittadini e delle imprese italiane. Accoppiata a una no tax area, la flat tax rispetterebbe, inoltre, il criterio di progressività imposto dalla Costituzione. La spesa pubblica ha spesso delle conseguenze regressive, quindi l’attuale sistema fiscale italiano è iniquo. Grazie alla sua palese equità, la flat tax ridurrebbe, inoltre, l’onere fiscale soprattutto sui più deboli e l’appiattimento dell’aliquota potrebbe stimolare la crescita economica. Tutto questo potrebbe, inoltre, spingere sia gli investitori internazionali che, soprattutto, le imprese italiane ‘emigrate’ all’estero per ragioni fiscali, a tornare nel bel Paese. Con aumento dell’occupazione e del gettito fiscale.

E’ sul lavoro che si deve investire: meno gettito fiscale aprirebbe le porte da parte delle partite iva e delle imprese a maggiori investimenti e quindi ad incrementare il livello occupazionale soprattutto giovanile.

L’evidenza, inoltre, mostra una correlazione tra i tagli fiscali e la crescita del gettito grazie all’emersione del nero, all’aumento della base imponibile e alla diminuzione dell’incentivo a eludere (pratica molto diffusa in Italia).

.La flat tax sicuramente non può essere sufficiente, ma probabilmente è necessaria a curare il Paese Italia “malato d’Europa”. Per le coperture? In parte con tagli alla spesa corrente statale, in parte con un piccolo aumento del deficit e in parte con il recupero dell’evasione.

Artigiani, commercianti, PMI e professionisti hanno trascorso gli ultimi 10 anni sotto la scure di un fisco opprimente: il ‘brambilla’ ha smesso di acquistare l’auto, di sognare la piscina, di comprare beni di lusso, di viaggiare all’estero per vacanza perché poteva essere oggetto di verifica fiscale. E tutto questo ha fermato l’economia dei consumi. Farla ripartire significherebbe far rinascere quell’effervescenza economica che manca oramai da troppo tempo.

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com