Ernesto Cesaretti | La digitalizzazione della produzione come passo decisivo

I segnali di una ripresa congiunturale del ciclo economico si sono presentati più volte nel corso degli ultimi anni, e poi si sono quasi sempre dissolti.

A più riprese abbiamo saluto con soddisfazione, ma pure con prudenza, l’inversione del valore degli indicatori immaginando che fossero l’espressione di un mutamento del trend produttivo. Ma, occorre riconoscere, si è trattato prevalentemente di fuochi di paglia.

Così, dopo l’altalenarsi di speranze e delusioni, di spiragli di luce e di ricaduta nel buio, l’Umbria, ed il suo sistema industriale, si trovano oggi in una condizione di stasi, dalla quale è difficile uscire.

Certo non mancano casi di aziende in forte accelerazione, così come non sono carenti casi opposti di imprese che si dimenano tra grandi difficoltà.

Ma nonostante l’inevitabile immagine della macchia di leopardo, che meglio di altre descrive la natura della situazione industriale, è innegabile che i valori medi del settore continuano ad essere molto lontani da quelli che venivano registrati ormai quasi dieci anni fa.

Sia che si parli di stock di prodotto, di tassi di accrescimento del capitale, o di occupazione, il quadro che si ricava è quello di un tessuto produttivo in affanno, che non riesce ad uscire da un pantano nel quale è stato catapultato dalla crisi.

Il rischio maggiore che intravediamo all’orizzonte è quello di rassegnarci ad una condizione di strutturale debolezza dell’economia regionale, senza cercare di fare tutto il possibile per ricongiungerci saldamente a quella parte del Paese che è riuscita a reagire meglio e che oggi cresce con più forza di quanto non siamo noi capaci di fare.

Da questo punto di vista credo sia corretto considerare l’Umbria ad un bivio, se con tale espressione si intende sottolineare la necessità di assumere scelte che hanno inevitabilmente effetti duraturi e divergenti.

Mi pare che questa consapevolezza sia diffusa, anche tra i decisori politici, e non solo tra di essi.

Non è sufficiente, però, – e questo è davvero strano in un territorio così piccolo – la nostra capacità di fare sistema e mettere in sinergia le risorse di cui i vari attori sono portatori.

In una logica, peraltro, dove la dimensione regionale non è più sufficiente e dove la ricerca di connessione con i territori limitrofi è indispensabile.

Collocando quindi l’Umbria in una cornice più vasta dei suoi confini, bisogna aggregare le intelligenze e le risorse presenti intorno ad un progetto condiviso e di lungo periodo, che sia lo sfondo su cui porre le azioni dei singoli.

Oggi che a livello nazionale è stata adottata una vera politica industriale con il piano del Governo per Industria 4.0, ci sono le condizioni di scenario per disegnare localmente una strategia di uscita dalla stagnazione. Una strategia che parte da ciò che già esiste – i fondi comunitari e le loro destinazioni, in primis – ma che non può però fermarsi lì, perché altrimenti non ci sarebbe la capacità di reagire ai mutamenti che si susseguono.

Così, per esempio, ritengo che debba essere definito un piano regionale per la quarta rivoluzione industriale; ripensata la strategia di specializzazione intelligente, molto centrata sui settori produttivi anziché sui fattori della produzione; rivista l’ingegneria di certi strumenti di aiuto, che rischiano di determinare effetti inferiori alle aspettative.

Siamo ancora in tempo per definire una strategia che permetta di valorizzare i tantissimi talenti presenti in Umbria, e non solo in ambito industriale. 

I prossimi mesi saranno decisivi. Il treno della digitalizzazione della produzione sta passando, e noi dobbiamo salirci, imboccando la parte giusta del bivio.

Ernesto Cesaretti, Presidente Confindustria Umbria


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