Amazon Lending: la goccia che farà traboccare il vaso?

Amazon HQ

Già dall’estate 2017 le preoccupazioni riguardanti il colosso Amazon erano evidenti anche nei meno attenti, infatti vedere la reazione dei mercati all’acquisizione di Whole Foods per 13,7 miliardi di dollari ha confermato ciò che già da tempo si sapeva: Amazon agisce da monopolista.
Prima ancora era stato lanciato Amazon Pay, un digital wallet concorrente di PayPal.

Il percorso che ci ha portati al programma di Jeff Bezos di prestiti alle aziende passa attraverso  acquisizioni ed espansioni, l’ultima in ordine di tempo è l’entrata nel settore della sanità con la creazione di una società no profit in collaborazione con Berkshire Hathaway e JPMorgan Chase per erogare servizi sanitari ai dipendenti delle tre società ed alle loro famiglie; un banco di prova consistente in qualche centinaio di migliaia di persone dal quale non possiamo che aspettarci una graduale ma inesorabile espansione.

Amazon Lending – nato in collaborazione con Bank of America Merril Lynch – ovviamente preoccupa molto le banche europee, prime tra tutte la spagnola Bbva e l’olandese ING; per ora opera solo in Regno Unito, USA e Giappone e consente alle aziende interessate di chiedere un prestito ad Amazon: da mille a 750 mila dollari con una durata massima di dodici mesi con tassi dal 6% al 17%.
Dal 2011 al 2017 ha erogato prestiti per circa 3,5 miliardi di dollari, di cui uno nel solo 2017; crescita esponenziale della richiesta quindi, cosa che deve far pensare le banche che sempre più difficilmente erogano i fondi necessari alle PMI che si rivelano essere il target dell’operazione di Amazon.
Altro punto di forza è la velocità dei dati, con un’istruttoria che dura massimo 24 ore e che va a soddisfare un’altra esigenza molto sentita dagli imprenditori.
Amazon anche in Italia è stata vista come opportunità da molti per quanto riguarda l’e-commerce e niente lascia credere che possa essere altrimenti per i prestiti, considerando le maggiori difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese in seguito all’International Financial and Regulatory Standard 9 (Ifrs9).

Ribadiamo un dato senza bisogno di ulteriori commenti: il 95% delle imprese italiane ha meno di 10 dipendenti ed impiega il  47% degli occupati (media europea 29%).

Ora la palla passa alle banche che devono trovare il modo di dare respiro alle imprese italiane se non vogliono trovarsi a concorrere – e soccombere – contro Amazon.

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