Altamura: DOP e IGP per la crescita

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Nel corso del 2017 l’Italia ha registrato 4 nuove denominazioni protette: l’olio e.v.o. Marche IGP (Marche), i Vitelloni Piemontesi della Coscia IGP (Piemonte e Liguria), il formaggio Ossolano DOP (Piemonte) e la Lenticchia di Altamura IGP (Puglia, Basilicata), facendo segnare un incremento di un punto percentuale rispetto al 2016 per il comparto food.

Cominciamo ad analizzare queste nuove entrate nel patrimonio gastronomico protetto italiano, partendo dalla Lenticchia di Altamura IGP.

Coltivata esclusivamente nell’Alta Murgia barese e nella Fossa Pre-murgiana tra Puglia e Basilicata, negli anni Trenta del Novecento passa da prodotto prettamente legato all’economia agricola familiare ad essere commerciato in tutta Italia, in Germania, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia ed in Inghilterra.
Dopo la sua scomparsa negli anni Settanta, dovuta all’esodo dalle campagne dovuto all’industrializzazione ed alle politiche di monocoltura del grano, è oggi rinata grazie alla maggiore attenzione per la qualità e per le specificità.
Da pochi semi appartenenti a differenti ecotipi conservati presso l’Istituto di Germoplasma (CNR di Bari), degli agricoltori sono riusciti con grande impegno ad ottenere in qualche anno qualche decina di chili di sementi da cui è sbocciata la Lenticchia di Altamura.
I luoghi dove verrà prodotta dai 104 afferenti  al Consorzio sono: Altamura, Ruvo di Puglia, Minervino Murge, Spinazzola, Corato, Andria, Gravina in Puglia, Poggiorsini, Cassano, Santeramo, Montemilone, Genzano di Lucania, Palazzo San Gervasio, Irsina, Tricarico, Matera, Banzi, Forenza e Tolve.
La lenticchia di Altamura è ottenuta dalle varietà Eston e Laird, va dal marrone al verde e ha dai 3 ai 7 millimetri di diametro.
Oltre alla qualità intrinseca del prodotto, si deve far notare anche il vantaggio portato alla coltivazione di grano duro; infatti, attraverso la rotazione con la coltivazione della lenticchia, si può arrivare alle caratteristiche necessarie per ottenere una buona semola, alla base del Pane DOP di Altamura.

Infatti quando si parla di Altamura non si può non citare il famosissimo pane che si fregia del sigillo DOP dal 2003, nato dai forni comuni dell’Alta Murgia; la sua mollica gialla e la sua crosta spessa si ottengono dal rimacinato di grano duro seguendo il disciplinare di produzione.
I due tipi di pagnotta dal peso non inferiore al mezzo chilo sono detti “a cappidd d’prevt” e “Skuanéte” e caratterizzano la produzione di importanti imprese come Oropan, che dal 1956 dà lustro a questo prodotto e cresce costantemente per quanto riguarda fatturato, utile e patrimonio netto.
A crescere è anche la qualità che scaturisce dall’ottimizzazione delle fasi produttive grazie all’innovazione ed agli investimenti (13 milioni di euro per impianti e confezionamento); in aumento del 58% in cinque anni gli occupati diretti.
Le esportazioni della società di Vito Forte sono cresciute in linea con l’export del food italiano di qualità: dai due Paesi del 2011 (Gran Bretagna ed Australia) ai 19 odierni; l’obiettivo è arrivare a 30 in due anni.

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